Avola, presentazione del libro “Cristiani e musulmani nella Sicilia normanna”

L’opera si compone di tre saggi sui rapporti complessi che intercorsero tra cristiani e musulmani nel Regnum Siciliae degli Altavilla e segue essenzialmente tre prospettive: la prima storico-linguistica, la seconda etnico-religiosa, la terza tecnico-scientifica

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Le Associazioni Culturali Archeoclub Avola e SiciliAntica Avola e il Comune di Avola presentano Cristiani e Musulmani nella Sicilia normanna, firmato da Ferdinando Raffaele, Carlo Ruta e Sebastiano Tusa, per le Edizioni di Storia e Studi Sociali.

L’incontro si tiene sabato 13 febbraio, alle 17,00, presso la Sala Fratantonio del Palazzo di Città.

Dialogano con i tre autori Spartaco D’Agata, presidente di SiciliAntica di Avola e Clara Artale, presidente dell’ArcheoClub di Avola. Modera il dibattito Paolo Oddo, direttore della Biblioteca Comunale.

Il libro si compone di tre saggi sui rapporti complessi che intercorsero tra cristiani e musulmani nel Regnum Siciliae degli Altavilla e segue essenzialmente tre prospettive: la prima è storico-linguistica ed è esaminata da Raffaele; la seconda è etnico-religiosa ed è analizzata da Ruta; la terza è tecnico-scientifica ed è presa in esame da Tusa.

Ferdinando Raffaele, dopo un breve excursus storico, fa il quadro delle contaminazioni e dei prestiti linguistici e lessicali dall’arabo nella lingua siciliana illustrando l’entità del debito che l’idioma siciliano ha contratto con la lingua parlata dai musulmani di Sicilia.

Spiega quindi il peso che queste contaminazioni hanno avuto nell’evoluzione sociale della lingua parlata siciliana, con effetti di interculturalità che finirono con l’ arricchirne la struttura.

L’idioma dell’isola godette infatti di non poca considerazione nell’esperimento di volgare illustre condotto nella prima metà del XIII secolo dalla scuola poetica siciliana.

Ruta traccia un quadro dei problemi che sul piano storiografico restano aperti, mettendo in rilievo una serie di elementi che collidono con l’immagine di una Sicilia normanna interamente pacificata e interculturale.

Spiega che lo sfondo del secolo era quello delle crociate e che l’ideologia della guerra santa ebbe effetti anche nell’isola, coltivata in particolare da alcuni ambienti facoltosi dell’aristocrazia, di provenienza nord-italiana.

Argomenta quindi sui modi in cui progredì il paradigma aggressivo, e sui modi in cui venne indebolita l’etnia arabo-berbera di Sicilia, esponendola a un destino tragico, che si compì in periodo svevo.

Tusa spiega che le conoscenze tecniche già patrimonio degli arabi ebbero in Sicilia effetti notevolissimi, che, lungi dall’esaurirsi nei due secoli in cui i musulmani amministrarono e colonizzarono la Sicilia, riversarono i loro benefici nel Regnum Siciliae degli Altavilla.

Anche i commerci e le attività produttive dei musulmani divennero di fatto un patrimonio irrinunciabile per i nuovi signori della Sicilia.

L’archeologo chiarisce poi i modi in cui la cultura materiale e artistica araba si sedimentò nel regno, in primo luogo a livello architettonico, con l’ adozione di stilemi arabo-islamici nella edificazione di chiese e palazzi.

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