Cresce l’export, si torna a comprare ma il Jobs act non produce effetti. L’Isola resta ferma, Nord più lontano

Fonte: la Repubblica (ed. Palermo), 12/02/2016

In Sicilia aumentano le esportazioni, soprattutto di componenti elettrici ed elettronici, chimica e abbigliamento. Uno dei pochi elementi positivi di un’economia che stenta a ripartire e non riesce neanche a tenere il passo col resto del Paese. Sono i dati del rapporto semestrale della Fondazione Res illustrati ieri dal presidente Carlo Trigilia e dal responsabile Adam Asmundo.

Nei primi nove mesi dello scorso anno sono crollate importazioni ed esportazioni legate alla produzione petrolifera. Ma se si guarda al resto, il cosiddetto non-oil, si registra una crescita in entrambe le direzioni: le importazioni aumentano del 9,7 per cento, le esportazioni del 12,3 per cento, passando da 2.304 a 2.588 milioni di euro. I settori più in crescita sono tessile e abbigliamento (più 17,1 per cento), i prodotti chimici (più 34,3), la gomma e le materie plastiche (più 16,4), gli apparecchi elettrici (più 113,5) e le altre attività manifatturiere (più 18,4).

Segnano invece una flessione la farmaceutica (meno 34,3 per cento) e i mezzi di trasporto (meno 7,5). In crescita le vendite all’ estero di prodotti agricoli (più 7 per cento) e agroalimentari (più 4,5). Ma per il resto la ripresa dell’economia siciliana è ancora debole, anche se cominciano a vedersi i primi timidi segnali positivi sul fronte del lavoro. Il tasso di disoccupazione torna a scendere e le stime prevedono una flessione dal 22,8 per cento del 2014 al 21,8 nel 2015 e al 20,7 di quest’ anno.

Anche il Prodotto lordo regionale dovrebbe aver fermato la sua picchiata che dura da otto anni: più 0,9 per cento per lo scorso anno e più 1,4 nel 2016. «Il principale sostegno alla crescita nel 2015 – spiega Asmundo – è stato offerto dalla domanda delle famiglie, mentre nel 2016 dovrebbe prendere maggiore consistenza una ripresa degli investimenti produttivi legata al lento processo di espansione della nuova base produttiva».

Anche la Fondazione Res conferma lo scarso impatto del Jobs act in Sicilia: solo un 1,3 per cento di aumento dei nuovi contratti, rispetto al 9,8 nazionale, e un 9,3 per cento di nuovi “tempi indeterminati” (in Italia la crescita è del 37 per cento), frutto più di stabilizzazioni che di reali nuovi posti di lavoro. Poi il boom dei voucher, raddoppiati nel 2015, il che nasconde precariato e lavoro nero. E se i consumi delle famiglie aumentano leggermente e i prezzi si mantengono bassi, aumenta la disuguaglianza. La Sicilia è penultima, prima della Campania, per disparità di ricchezza fra le famiglie.

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