L’ eredità di Orlando, «ricchezza» di Terrasini

Quattro volte sindaco, sportivo, soprattutto amante della natura, fondò il museo di Palazzo D’Aumale: un libro lo ricorda

Vittorio Emanuele Orlando era uno di quei siciliani che non avevano paura del fare. Al contrario, per tutta la sua operosa vita progettò e lanciò iniziative. Assicuratore, imprenditore, naturalista e malacologo (oltre settanta pubblicazioni), uomo politico e quattro volte sindaco di Terrasini, anima di varie società sportive, pilota automobilistico.

Adesso, a un anno e mezzo dalla scomparsa, un libro scritto da Vittorio Di Simone, «Vittorio Emanuele Orlando, una biografia quasi un romanzo» (Edizioni Danaus, 296 pagine, 30 euro) fa il punto su questo palermitano appassionato.

Il suo maggior lascito è quello di aver sognato e realizzato a Terrasini un museo di scienze naturali di Sicilia, a Palazzo D’Aumale, con le collezioni di famiglia e di altri studiosi siciliani.

Il padre Carlo, cacciatore e creatore di una collezione di settemila uccelli imbalsamati oggi al museo, gli aveva trasmesso la passione per la natura.

A un certo punto, però, Orlando si schierò contro la caccia, a costo di non parlare per qualche tempo con l’amato padre. Fu tra i promotori del Wwf Sicilia, che guidò per una decina di anni.

Esperto malacologo, girava il mondo a caccia di conchiglie e la sua collezione di 60 mila lotti è oggi patrimonio del museo, con quella ornitologica e oltre 100 mila esemplari di collezioni entomologiche, ovvero di insetti.

Per quasi trent’anni Orlando lottò per questo museo che aveva concepito come una struttura di primo piano che raccontasse la natura siciliana e fosse un attivo centro di studi. Cosa avvenuta solo in parte, nonostante la Regione, nel 2003, abbia riconosciuto alla struttura la qualifica di «Museo di storia naturale regionale».

«Tra gli scopi del libro – ha detto il figlio Ambrogio, medico gastroenterologo all’ ospedale Cervello, alla presentazione del libro al Gonzaga – c’è quello di rilanciare il museo».

E il professore Attilio Carapezza ha illustrato una lettera che, in qualità di presidente della Società siciliana di scienze naturali, ha indirizzato all’ assessore ai Beni culturali, per protestare contro il progetto di accorpare il museo di Terrasini al «Servizio museo regionale di arte moderna e contemporanea» di Palermo, considerandolo un declassamento.

Il nonno, anch’esso Vittorio Emanuele Orlando, fondatore del moderno diritto pubblico, schierato con Giolitti, fu più volte ministro (Istruzione, Giustizia, Interno) e il presidente del Consiglio che tenne salda l’Italia dopo il disastro di Caporetto del 1917 e fino alla vittoria nella Grande Guerra.

Aveva quattro figli al fronte. Tra questi Carlo: ferito in prima linea, seguì D’Annunzio nell’avventura di Fiume.

Vittorio Emanuele Orlando IV fu imprenditore vulcanico, capace di sfornare progetti continui e di realizzarli con pazienza: «La vita è l’arte dell’ attesa e la verità ama i tempi lunghi», diceva.

Abile assicuratore, negli anni Settanta intensificò l’attività, creando una società di brokeraggio e poi una compagnia propria, una società di trasporti valori e vigilanza (Sicurtrasport); e, ispirato dalla moglie Adele, aprì un ristorante tipico (l’«Orlando Furioso»).

Grande appassionato di sport, aveva dato vita alle Assicurazioni Generali, una delle prime moderne società di atletica, puntando su allenamenti intensi e scientifici con atleti come Giovanni Scavo, Pino Bommarito e Roberto Cecchinato.

Il libro racconta di un’ intera generazione di palermitani coinvolta nelle feste di Villa Carmela a Terrasini e nelle iniziative di Vittorio, di estati incantate, della saga di un’ intera famiglia.

Alla presentazione erano presenti centinaia di amici e parenti. Ognuno a dare il suo ricordo. «A suo modo – ha chiuso Vittorio Di Simone – era un grande filosofo, che sognò e praticò il bene».

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