Petrolio, un nuovo scenario

Leonardo Maugeri, uno dei massimi esperti mondiali di energia, già direttore Strategie e Sviluppo di Eni: «In passato se il prezzo del greggio crollava le borse andavano bene. Così anche l’economia era spinta a ripartire, perché il petrolio aveva un grande peso sulla formazione del Pil. Oggi lo scenario è diverso»

Fonte – Altroconsumo

Cosa accadrà al prezzo del greggio in futuro?

«Il peggio deve ancora venire. La produzione continua ad aumentare a dispetto dei prezzi bassi, perché è alimentata da investimenti colossali fatti negli anni scorsi. Si è creata un’aspettativa di mercato che ha provocato i rimbalzi dei prezzi a cui abbiamo assistito».

Esiste un prezzo ottimale del petrolio?

«In realtà è difficile stabilire un prezzo giusto, ci sono molte variabili. Oggi tutti parlano dei prezzi che calano, ma stanno calando drasticamente anche i costi. In un’industria come quella del petrolio, dove si licenzia a tutto spiano e si tagliano gli investimenti in tutti i settori, oggi sono diminuiti anche i costi di produzione. Poi incide soprattutto il fatto che è stata creata nuova capacità produttiva, e qualunque sia il prezzo stabilito, va immessa sul mercato o ogni investimento è vanificato»

Se la crisi è legata alla sovrapproduzione perché cercare altro petrolio in Adriatico?

«Infatti non ha senso. Abbiamo riserve significative di gas in alto Adriatico e di petrolio in Basilicata. Tutto il resto, le Tremiti o la Sicilia, rende poco e si rischia un accanimento terapeutico sul territorio. Mi preoccupa che le concessioni siano date in aree ambientali delicate e soprattutto affidate a società sconosciute e con capitali risicati».

C’è il rischio di speculazioni finanziarie?

«In questo momento c’è paura e c’è poco da speculare. Quello che invece sta influenzando molto i mercati finanziari legati al petrolio è il fatto che i fondi sovrani dei grandi paesi produttori stanno vendendo a mani basse azioni per compensare i minori introiti petroliferi. Questo ha un effetto sul mercato del petrolio, ma più in generale sulle borse finanziarie. Stiamo parlando di cifre notevoli».

Chi guadagna sul petrolio al ribasso?

«Chi si avvantaggia è soprattutto il fisco. A gennaio scorso ho fatto un calcolo quando il prezzo del petrolio era a 30 dollari a barile. L’Arabia Saudita vendeva all’Italia il petrolio a 17 cent per litro, in quello stesso giorno la benzina viaggiava su 1,43 euro al litro di cui 1 euro copriva accise e iva. Significa che quel giorno il fisco italiano incassava sei volte quello che guadagnava il venditore saudita».

Però il greggio in calo contiene l’inflazione…

«Storicamente è sempre stato così. In passato se il prezzo del greggio crollava le borse andavano bene. Così anche l’economia era spinta a ripartire, perché il petrolio aveva un grande peso sulla formazione del Pil. Oggi lo scenario è diverso: in questa crisi prolungata delle economie mondiali, con un bubbone ancora da risolvere, quello della finanza derivata esplosa con lo scandalo dei subprime, pesano ancora valanghe di titoli derivati nel portafoglio di banche e fondi».

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