Rio, ancora guai: “Tangenti per avere i Giochi”

Le indagini in corso puntano al bersaglio grosso, e cioè al cuore del movimento olimpico internazionale, le sue articolazioni e soprattutto il meccanismo attraverso cui questo assegna le olimpiadi, autentiche miniere: d’oro, di guai finanziari, ma certamente di grandi opportunità politiche, di consenso, di business

Fonte – La Repubblica

Già funestate dalla crisi, dai ritardi nella costruzione degli impianti, dalla criminalità locale e dalla zanzara di Zika, le Olimpiadi di Rio vedono ora allungarsi l’ombra della corruzione.

Secondo il Guardian, il Brasile avrebbe infatti vinto la corsa all’ organizzazione dell’ evento corrompendo i membri Cio a discapito di Mardid. Ma non è tutto.

Perché, ovviamente, partendo da questo episodio, le indagini in corso puntano al bersaglio grosso, e cioè al cuore del movimento olimpico internazionale, le sue articolazioni e soprattutto il meccanismo attraverso cui questo assegna le olimpiadi, autentiche miniere: d’oro, secondo gli entusiasti, di guai finanziari secondo gli apocalittici, ma certamente di grandi opportunità politiche, di consenso, di business.

L’indagine è condotta dalla polizia francese, che da mesi lavora sul mega scandalo doping all’interno della federazione internazionale dell’atletica leggera (Iaaf).

Secondo l’accusa, c’era una cupola formata dall’ ex presidente della Iaaf, il senegalese Lamine Diack – poi arrestato – e dai vertici politici e tecnici dello sport russo che negli anni ha coperto decine di casi di positività conclamata in cambio di denaro.

L’indagine penale è ancora in corso ed è coperta dal massimo riserbo. Ma un filone ha preso una strada imprevista. Lamine Diack era anche membro Cio e adesso i magistrati finanziari francesi stanno verificando quale ruolo abbia avuto nel 2009, quando i cinque cerchi presero la strada per il Brasile.

«Vincemmo con 66 voti contro i 32 di Madrid, un margine che esclude ogni ipotesi di corruzione» è la linea difensiva di Rio: «La nostra candidatura era la migliore da ogni punto di vista, tutto qui».

E però ci sarebbero alcune mail compromettenti in riferimento ad alcuni «pacchetti da consegnare a sei membri Cio da parte di un ‘sostenitore speciale’ ».

Questi membri, che al momento sono identificati solamente con le iniziali, avrebbero dovuto dare una mano alla candidatura di Doha – sempre per il 2016.

Secondo i magistrati il ‘sostenitore speciale’ dei sei membri Cio era, neanche a dirlo, proprio Lamine Diack che aveva preso accordi per sostenere il Qatar, attraverso il figlio, Papa Massa Diack, consulente della Iaaf, squalificato a vita e attualmente inseguito da un mandato di cattura internazionale.

E proprio Diack jr avrebbe organizzato la consegna dei pacchetti in questione, a Monaco.

Per la cronaca, il Qatar poi non superò nemmeno la fase preliminare della corsa olimpica, ma l’episodio lascia comunque pensare a una certa permeabilità del sistema.

Sistema che adesso è al setaccio da parte degli investigatori. Nel mirino non solo l’ altra olimpiade assegnata nel 2009, e cioè Tokio 2020 (ai danni di Istanbul).

Ma anche tutte quelle che sono state decise prima, almeno dal 1999, anno in cui Lamine Diack divenne membro del comitato olimpico internazionale.

Il sospetto, in sostanza, è che fosse l’intermediario tra le città candidate e un gruppo ben definito di altri membri Cio. «Effettivamente – confermano i magistrati – stiamo cercando elementi in questo senso, si tratta solo di verifiche: non c’ è nulla di dimostrato, ancora».

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