The big John

Un giovane cronista e il grande romanziere Steinbeck davanti ad una bottiglia di bourbon. Nasce così, da una domanda provocatoria, una grande lezione

PASSIONI, SEMPLICI sentimenti del momento, lodi, invettive, aspirazioni, compiacimenti o tristezze e quant’altro compone le inquietudini umane, per incapacità o pudore ristagnano e si sedimentano nell’animo, componenti tuttavia irrequieti della personale cultura e del singolo pathos.

Talvolta, trovano sfogo, placandosi, nello “scrivere”: dal diario gelosamente custodito, alle più alte espressioni letterarie, politiche ed anche della comunicazione “di massa”, così formando, in contrappunto, la cultura della società vivente nel senso più ampio.

L’uno e l’altro modo, introverso o esteriore, dello “scrivere”, formano quello che vorrei chiamare il golfo della tranquillità, una autentica salvezza dal cortocircuito, dalla noia o dal tormento.

Metto così subito le carte in tavola, rappresentando al lettore il mio scopo: il personale salvataggio in totale e perfetto egoismo. Se mai potessi contribuire ad un più ampio risultato me ne compiacerei.

Certo, lo “scrivere” è, anch’esso, una fatica, un dolore e anche la fonte del panico dell’ultima fatica forse inutile.

Occorre essere sinceri e non vanitosi, scegliere le parole giuste e comporne una armonia, magari in filigrana, lasciando ad altri la letizia della scoperta e della rivelazione.

Semplice e… fatua

La domanda fondamentale e condizionante nasce dal dover fare una scelta sincera fra la vanità di chi scrive e i suoi personalissimi casi, da una parte, e la presunzione, dall’altra, di dispensare pareri sulla vita del lettore ed i suoi gusti.

Penso convintamente che debba essere preferita la prima opzione, da esercitare con misura e cautela, perchè solo il lettore, se all’altezza di esserlo pienamente, è arbitro di cogliere un insegnamento, o un suggerimento, anche solo un indirizzo.

Chi scrive non è un precettore! La comunicazione, poi, deve essere semplice ed essenziale, fatua in qualche misura e, talvolta, divertente.

Ricordo, da giovane giornalista, il compito-tema che si assegnava agli aspiranti cronisti: dieci righe e non più di cinquanta parole, senza aggettivi, per riferire un banale fatto di cronaca.

Titolo intrigante, ma un poco ermetico, per suscitare la curiosità.

Talvolta, tuttavia, si cadde nel ridicolo, come per un allarmante “titolo” premiato, con dieci lire, dallo scomparso e inimitabile settimanale “Travaso delle idee”: “Disgrazia venatoria: spara all’uccello e si ferisce al piede”.

“Il Travaso”, però, premiò, positivamente, sempre con dieci lire, un altro titolo di un quotidiano messinese: In casa dei ceki- Botte da orbi –A commento di una disfatta degli “azzurri” a Praga, negli anni ’60.

Erano i tempi del giornalismo sportivo, quasi letterario, di Bruno Roghi e Gianni Brera.

Su “Gazzetta del Sud” del 16 aprile 1952 (il primo numero!) il reporter definiva un noto calciatore “ultimo ritrovato balistico” a testimonianza di cronache, pur anco sportive, non prive di icasticità.

In definitiva, chi legge deve avvertire, a pena del fallimento di chi scrive, quella “piacevolezza” o pienezza di gusto che ti fa comprare domani un altro libro o un altro quotidiano o settimanale.

L’incontro in hotel

Ricordo, con orgoglio, ancor oggi, un mio remoto incontro con John Ernst Steinbeck nella confortevole saletta di un Hotel di Messina.

Quell’uomo incredibile e gigantesco, corpo autentico di Pantagruel, mani e piedi fuori misura, accettò che lo intervistassi, per conto di un quotidiano, sui suoi programmi immediati, poichè era noto che dopo “Furore” e “Pian della Tortilla” dovesse ora contribuire alla versione cinematografica di un altro suo capolavoro letterario, ora non ricordo più quale fosse, credo una nuova versione o “remake” di “Uomini e topi”.

Un film precedente si era troppo discostato, senza il suo beneplacito, dalla pagina letteraria. Rimasi subito soggiogato anche dalla physique dell’intervistando e cercai di rimediare alla mia manifesta e penosa inferiorità di giovane pubblicista di provincia seguendo il suggerimento del mio illuminato mandante Girolamo Bellavista, all’epoca avvocato e giornalista di grande successo.

Fu così che ebbi l’ardire di una partenza all’attacco: “Mister Steinbeck, i lettori colgono una straordinaria assonanza fra “Furore e “Le ruote girano” di Miss Cloets (mi sembra che questo fosse il nome della romanziera inglese).

Stessi mormoni, stessa carovana etc., chi dei due ha ispirato (non osai dire copiato) l’altro? Il quesito era risolto anagraficamente in partenza, ma lo spunto maligno, sia pure rispettosamente dubbioso nella forma, suscitò nel mio animo un acre piacere.

Risposte al bourbon Big John sbattè le palpebre un paio di volte, guardò sorridente la compagna del momento, chioma bionda e fluente, generoso decoletè, calze americane di nylon sulle gambe interminabili, doppia gonna a campana di bianco tulle, ordinò una bottiglia di bourbon, accese un sigaro e, brutalmente, con un “out” categorico, pose fine alla mia inattesa domanda.

Il monologo che seguì durò quanto l’intera bottiglia di “bourbon”, generosamente parteggiato anche con la bionda compagna e con me, che ne rimasi destabilizzato, mentre il grande romanziere sembrava avere bevuto solo “seltz”, come all’epoca si usava, mancando in Sicilia la classica “soda”.

Con un misto improvvisato di spagnolo, inglese e italiano, adatto alla mia capacità di percezione (a quell’epoca, la lingua internazionale era il francese da me studiato vanamente su Alphonse Daudet), Big John mi impartì una lezione magistrale sullo “scrivere”, cercando di spiegarmi la sostanziale differenza fra l’azione, i sentimenti e i risultati della complessa attività di un romanziere, magari in sotterranea dialettica con altri autori sullo stesso oggetto.

Appunti e nostalgie Mi spiace di aver disperso, nella premura di scrivere il “pezzo”, gli appunti che avevo preso nel corso dell’intervista. Ne ricordo, però, nettamente, i contenuti ai quali conto di ispirarmi.

Mi disse John Ernst che occorreva ricordare il titolo originale del romanzo, ben diverso dall’italiano “Furore”, The grapes of warth, le “Uva dell’ira”, che nel 1939 aveva vinto il premio Pulitzer, così riportandomi a considerare le cause della vicenda, la sua prospettiva e non solo il suo svolgersi storico e narrativo e in qual modo il tutto avesse modificato cultura e personalità di protagonisti e comprimari, caleidoscopio di eventi spirituali che l’autrice di “Le ruote girano” aveva superficialmente trascurato come John, senza dirlo, mi fece capire.

Con risentimento ancora vivo, mi confidò a tal riguardo, a fronte della letteratura ufficiale, che, da giovane, aveva dovuto abbandonare gli studi della Stanford University perchè quei togati docenti lo avevano giudicato nella mediocrità e che, subito dopo, reattivamente, la sua florida attività letteraria era stata ispirata al nascente realismo.

Aveva preferito riferirsi, in Italia, a Pavesi e Vittorini, mal celava il distacco da Proust e Mann.  Amoreggiava con Fitzgerald.

La lezione di Big John era assolutamente trasparente. Le istantanee scritte e filmate di eventi o, addirittura, di epopee, John Steinbeck brevi o intensamente replicate, possono giovare a un “kolossal” alla J. Ford, come tanti se ne sono visti, magari con interpreti acconciati secondo le regole della moderna couture.

Tali manifestazioni avventurose rimangono, però, immanenti, una buona serata al cinema o alla TV, nulla di più!

La “storia” deve, invece, essere trascendente, qualcosa su cui riflettere, qualcosa che annunzi un possibile futuro.-

Insomma, una lunga ellisse, sorretta dalla gravità spirituale della vita, che esplichi l’antecedente e, poi, il momento dell’azione come nell’animo di quegli antichi migranti partiti dalle nebbie europee e precipitati, con stupore, nei dorati agrumeti della California, verso un mondo assolutamente nuovo e diverso.

Big John morì nel 1968, a sessantasei anni.

Quando lessi la notizia della sua scomparsa tornai nella saletta di quell’hotel di Messina e mi feci servire due generose porzioni di bourbon.

Chapeau, Big John!

Share:

Rispondi

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial

Warning: A non-numeric value encountered in /home/jq1jhrk4/public_html/wp-content/plugins/ultimate-social-media-icons/libs/controllers/sfsi_frontpopUp.php on line 63