La doppia vocazione di un siciliano: fotografia e scrittura per raccontare

Obiettivo ambiguo è una sorta di caleidoscopio in cui Cartier-Bresson, Giacomelli, Erwit, Arbus, Woodman, Basilico, Capa, Merisio, Doisneau, Franck, Berengo Gardin volteggiano assieme a Kertész, Lartique, Mapplerthorpe, Gentili, Modotti, Mulas (Ugo), Toscani, Salgado ed a tanti altri.

Fonte – Corriere della Sera

Ma è possibile che Ferdinando Scianna non resti mai da solo?

A Milano, l’altro giorno, appena uscito dal suo studio di via Giannone, lo si vedeva in giro con i compaesani Renato Guttuso, Ignazio Buttitta, Giuseppe Tornatore e Dacia Maraini, da una parte; e con i suoi maestri Cesare Brandi, Giulio Carlo Argan, Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson e Dominique Fernandez, dall’altra. Spettacolo non insolito.

Insieme, lo hanno sempre accompagnato per quasi mezzo secolo e, insieme, continuano a farlo. Vivi o morti, non ha importanza. Lui se li tira dietro con la memoria. Ce li ha tutti impressi negli occhi azzurro-verdi e nel cuore.

E nel grande cuore c’è anche Stendhal, nonostante fra lui e l’ autore de La certosa di Parma ci siano un paio di secoli di distanza.

In realtà, Ferdinando più volte ha chiesto aiuto allo scrittore romantico, quando ha avuto dei dubbi sulla propria scrittura: che potesse diventare noiosa (mai successo, comunque, essendo frizzante come l’idrolitina). E i buoni consigli gli sono venuti dalla lettura del francese.

Per questo lo ha sempre considerato un amico: un «amico» – s’ era già detto – non per darsi delle arie, ma perché lo conosce così bene che talvolta certi passi li recita a memoria.

La memoria è la grande forza di Scianna; non potrebbe essere altrimenti. Memoria e fantasia. Memoria e sogno. Da bambino, passava ore intere imbucato al cinema Corso di Bagheria.

Il nonno, falegname, aveva fatto tutti gli infissi del locale e al compenso in denaro s’ era aggiunto il libero ingresso per lui e tutta la famiglia. «Ci andavo tutti i giorni, vedevo i film tre o quattro volte.

Credo sia stato in quelle grandi sale magiche e buie che ho cominciato a mescolare la vita con le immagini», ricorderà Ferdinando.

Per molti siciliani, il cinema ha rappresentato la scintilla per tentare un’avventura (ricordate quel capolavoro ch’ è Nuovo Cinema Paradiso?) che è poi deflagrata nella loro vita tanto da farli diventare protagonisti o eroi.

Anche Scianna non è rimasto immune da questa «malìa». Da qui, una doppia vocazione: fotografia e scrittura per raccontare . Col tempo Ferdinando ha scoperto che anche l’ autore e fotografo francese Denis Roche (morto qualche mese addietro) la pensava come lui. Membro di «Tel quel» (la rivista di Philippe Sollers, Roland Barthes, Michel Foucault ed altri), fautore della costruzione di testi con prosa, fotografia e registrazioni, Roche – scrive Scianna – proponeva una « scrittura indiana in cui l’ uso parallelo di testo e fotografia sviluppasse una nuova sperimentazione letteraria, capace di crearne uno nuovo, dove il racconto si arricchiva dell’ interno dialogo fra i due».

L’accenno a Denis Roche lo si trova, adesso, nell’ ultimo capitoletto del suo nuovo libro, Obiettivo ambiguo (Contrasto, pp. 386, € 24,90), una sorta di caleidoscopio in cui Cartier-Bresson, Giacomelli, Erwit, Arbus, Woodman, Basilico, Capa, Merisio, Doisneau, Franck, Berengo Gardin volteggiano assieme a Kertész, Lartique, Mapplerthorpe, Gentili, Modotti, Mulas (Ugo), Toscani, Salgado ed a tanti altri.

Scianna racconta delle storie, le accompagna con varie considerazioni, giudizi, riflessioni, commenti. Spesso le ossessioni di uno liberano quelle di altri; sensibilità morbose vengono stemperate da sciabolate di luce; «dialetti» di giganti si convertono nella «leggibilità» di un idioma nobile che recupera il senso delle cose; leggende dell’artista romantico danno luogo a sindrome «di Glenn Gould» (che ha colpito tanti pianisti).

E così via. Genesi del titolo? Quando, nell’ 83, la rivista «Per Lui» della Condé Nast offre a Scianna una rubrica di fotografia, Ferdinando chiede consiglio a Leonardo Sciascia. Come chiamarla? «Obiettivo ambiguo», risponde l’ autore di Todo modo .

E «Obiettivo ambiguo» fu. Dalla rubrica ad un volume. Alberto Savinio – ricorda Scianna – diceva che «prima o poi tutto finisce in un libro». E così nel 2001 il fotografo e scrittore di Bagheria raccoglie una selezione di testi (usciti anche su «L’ Europeo», «Photo», «Quinzaine litteraire», «Il Sole 24 Ore», ecc.) – sempre con il titolo suggerito da Sciascia – che si esaurisce in un biennio.

Quindici anni dopo, ecco il secondo volume con lo stesso titolo. Alcuni scritti vengono recuperati dal primo; per il resto, tutto nuovo. Edizione accresciuta, si dice. «Il ricordo non basta – precisa Scianna -. Per questo è necessario scrivere. Stenografare, diceva Lartique, ogni giorno, il più vicino possibile al momento vissuto, e tutto fotografare, tutto dipingere, subito, prima che l’ incanto svanisca» .

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