Cinema, quei mille schermi persi dal 2000

I dati (Anec) sono chiari abbastanza: dal 2000 a dicembre 2014 in Italia è sceso il buio su 888 sale, perlopiù monosale. Prima l’avvento della tv commerciale, poi la diffusione dell’home video, poi la comodità dei film sul satellite, infine lo streaming: il cinema si vede in casa, il rito non è più collettivo diventa personale e personalizzato sui device

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ROMA. Buio in sala: la chiusura degli schermi è un’emorragia cominciata verso fine anni ’80 e non ancora finita, seppure qua e là c’è qualche sporadica inversione di tendenza. I dati (Anec), anche quelli più recenti, sono chiari abbastanza: dal 2000 a dicembre 2014 in Italia è sceso il buio su 888 sale, perlopiù monosale (per un totale di 1.083 schermi).

A fine maggio del 2011 in Italia erano aperte 1872 sale (3.936 schermi), a fine 2014, 1.725 (tra monosala e multisala per un totale di 3.913 schermi). Prima l’avvento della tv commerciale, poi la diffusione dell’home video, poi la comodità dei film sul satellite, infine lo streaming: il cinema si vede in casa, il rito non è più collettivo come al cinema, diventa personale e personalizzato sui device. E al posto dei cinema aprono supermercati, come negli anni ’90, residence universitari, palestre, centri di ogni tipo, le sale si restringono, da un cinema si ricavano vari schermi.

Parlare di sale è ormai parlare di Old Cinema, anche se poi qualche exploit nel corso dell’anno si trova sempre, un evento a farci fare la fila come un tempo che sia Star Wars o Checco Zalone poco importa. Del resto accade anche in tv: non la si guarda più ma poi arriva Il commissario Montalbano e la platea schizza a 11 milioni.

Old Cinema è anche il nome di un progetto culturale dedicato principalmente al monitoraggio delle sale dimenticate, allo slancio imprenditoriale e tecnologico di oggi. Nato per la mappatura, documentazione e recupero delle sale perdute d’Italia, dal 2014 agisce sempre più decisamente nel senso della rigenerazione dei cinema, incrociando i luoghi materiali – i cinema mappati o i loro fantasmi urbani – con i progetti innovativi e crossmediali e con i contenuti digitali.

Oggi a Brescia uno degli eventi di Old Cinema, lunghi tutto l’anno – a gennaio gli Avati, da maggio a luglio ci saranno Carlo Verdone, Willem Dafoe, Giuliano Montaldo, per citarne alcuni – è con Abel Ferrara, il regista del Cattivo Tenente e di Pasolini. Un’intera giornata per riscoprire la città segreta con l’occhio del cineasta visionario ormai stabilitosi in Italia.

Il progetto

Old Cinema portato avanti da Ambra Craighero mira a una ricollocazione di questi luoghi ‘perduti’ che è non solo reale (con format e prodotti che funzionano da acceleratore d’impresa per soggetti pubblici e privati che vogliano recuperare una sala), e non solo culturale (con gli eventi nazionali quali Old Cinema Brescia 2016, le ricerche, le mappature, i docufilm, le collaborazioni scientifiche e didattiche, in primis con il Politecnico di Milano), ma anche virtuale e cross-mediale (con la costruzione di mappature dal basso, grazie alle centinaia di segnalazioni di utenti social, e iniziative di digital-storytelling (imminente la AppOld Cinema e l’esperimento di realtà aumentata, che vedranno la luce proprio a Brescia, scelta come citylab).

Nel declino inesorabile della sala qualche esempio contrario come il Kursaal di Augusta in Sicilia, una storica sala (con arena estiva) in ‘odore’ di recupero. Chissà che la nuova Legge di Riforma sul cinema non aiuti.

C’è un articolo proprio sulle Sale storiche che prevede semplificazioni sul riconoscimento della dichiarazione di interesse culturale per favorire la conservazione e la valorizzazione delle sale storiche cui è possibile apporre il vincolo di destinazione d’uso. E c’è anche il piano straordinario – 100 milioni di euro in 3 anni – per riattivare sale chiuse e aprirne di nuove.

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