«Degli Esposti sono. E di Montalbano ho fatto un divo tv»

È il produttore del commissario dei record. Ma non solo: suo il fenomeno Braccialetti rossi e molti film da botteghino. Per la prima volta ammette pregi e difetti. Suoi, della Rai e di Zingaretti. E del suo successo dice: «Seguo la pancia».

Fonte – Panorama, 10/03/2016

Alla fine, neppure Carlo Degli Esposti, che del Commissario Montalbano è il padrino spirituale oltre che produttore, riesce a capire come faccia quel maschio alfa siciliano, solitario, perbene e sciupafemmine a essere così impermeabile a mode tv, trasformazioni della società, decadi (il primo episodio è del 1999).

Ogni volta che il poliziotto di Vigata va in onda supera se stesso, stabilisce un nuovo record di audience. È la finale di Champions dell’evasione intelligente, il Festival di Sanremo della fiction.

Due figlie, una moglie paziente, 62 anni e 40 mila follower su Twitter, Degli Esposti è uno che parla raramente.

E dire che nel suo carnet, commissario a parte, ci sono altri titoli che hanno fatto il botto: Braccialetti rossi, fenomeno sociale oltre che televisivo, I delitti del BarLume con Filippo Timi, la web serie Lontana da te e naturalmente Il giovane Montalbano; non solo, ci sono anche i film: Perlasca, Noi credevamo, Il giovane favoloso.

Intendiamoci, non che gli sia andata sempre così bene, ha i suoi bei flop nel curriculum, ma è da una quindicina di anni che vola alto.

E la metafora non è casuale: «Il mio mantra è sempre stato: “Contano le ore di volo, come per i piloti”. Cioè, l’esperienza, l’aver rischiato, imparato e sbagliato, volando».

Bisogna sapere stare alla cloche, però.

Ho la terza media. Sono stato bocciato in prima e in seconda liceo. Non me ne sto vantando, al contrario, ho faticato per farmi le basi culturali che avrei dovuto capitalizzare a scuola. Ho letto però tanto. Di notte.

Un incipit da romanzo, quasi un po’ da Charles Dickens.

A 38 anni anni ero amministratore unico di Cinecittà: fu l’unico periodo in cui si chiuse il bilancio in attivo.

Poi è arrivata la Palomar, la sua casa di produzione: ha rubato il nome al romanzo di Italo Calvino?

Il nome, beh, ce lo suggerì Giorgio Manganelli.

Manganelli lo scrittore: che c’azzecca?

Un giorno passò dall’ufficio, gli chiedemmo: «Tu che sei bravissimo con le parole, dacci un’idea». Si mise a pensare, e con la sua erre moscia rispose: «Chiamatela Palomar, come il monte, l’osservatorio da cui si guarda lontano e dall’alto. E così Calvino s’incazza».

Lei ha visto lungo con i romanzi di Andrea Camilleri.

A un certo punto della mia vita, ho smesso di pensare e di ragionare sull’audience, ma ho ascoltato l’emozione che mi nasceva leggendo un libro o ascoltando un progetto. Una sicurezza che arriva dalle ore di volo.

Che cosa vuol dire?

L’organo che ascolto di più è la pancia, da cui faccio transitare le emozioni a cuore e cervello. Faccio solo ciò che non posso non fare.

Un gioco di parole? Ma il trucchetto sta funzionando: la reclamano in Rai, a Mediaset, a Sky. Troppi allori: sveli la lista dei suoi difetti.

Essere incapace di coltivare un minimo di ipocrisia.

Non suona proprio come un difetto.

Eh sì, che lo è. In tante occasioni non sono riuscito a stare zitto mentre avrei dovuto tacere.

In passato, a certe riunioni Rai, si dice.

Sì. Ma anche in generale, nella mia vita.

Un altro tallone d’Achille?

Non distinguo la vita privata dal lavoro.

Le più grandi soddisfazioni?

La più vicina è di pochi giorni fa: una ragazza mi scrive su Twitter , «Grazie signor Carlo. Lei è una di noi». Una di noi !?! Un’altra grande emozione fu quando mia moglie mi disse di essere incinta. La più lontana soddisfazione invece risale a un lunedì mattina, ore otto: squilla il telefono in ufficio, rispondo io perché la segretaria non era ancora arrivata; dall’altro capo del filo c’è Sergio Silva, supercapo della fiction e del cinema Rai. Mi dice: «Ho letto i libri di Camilleri, bellissimi». Dieci minuti dopo ero da lui: quella fu la data di nascita del Commissario Montalbano tv. Non sarò mai abbastanza grato a Elvira Sellerio che mi obbligò a leggere i romanzi.

Era il 1998, giusto? Avrebbe mai scommesso su una simile tenuta del suo Salvo?

Un successo così, no, non l’avevo previsto, sia per come è stato accolto in Italia, sia per essere stato venduto in 65 Paesi. Però, quando ho letto Camilleri, ho sentito un’emozione fortissima.

Al solito, la pancia. Immaginava che quest’anno superasse gli 11 milioni di spettatori?

Era da 15 giorni che giravo dicendo: «Se non fa il 40 per cento, cambio mestiere».

Le è andata bene. Le tocca fare ancora il produttore. Cos’ha Montalbano per bucare lo schermo?

Richiama l’identità sana degli italiani, l’Italia giusta.

Luca Zingaretti ha un po’ polemizzato sulle infinite repliche. Sostiene che il personaggio perda freschezza. È d’accordo?

Luca è uno stupendo attore che interpreta Montalbano benissimo: ne fa un uomo tutto di un pezzo e mai soddisfatto. Ci sta che anche nella vita Luca abbia qualcosa per cui protestare.

Lo sa che a Porto Empedocle c’è una statua che rappresenta il «vero» Montalbano, con baffi e capelli, come descritto da Camilleri. Non il vostro calvo e un po’ tarchiato…

Calma, Luca è …molto snello. E siamo stati fedeli all’anima del personaggio.È questo che conta.

Ammetta: Braccialetti rossi le è esploso in mano. Non si aspettava un simile fenomeno.

Sbaglia. Il libro di Albert Espinosa mi ha dato un pugno nello stomaco: mi ha «obbligato» a girare la serie.

Si è fatto un’idea di cosa funziona?

I miti classici: quando in scena ci sono i grandi temi, l’onore, l’amicizia, il rapporto vita-morte. Anzi, le dirò di più: vorrei essere la sommatoria dei miei personaggi.

Spieghi meglio, per favore.

Vorrei avere il senso di giustizia di Montalbano, il coraggio di Giorgio Perlasca, la forza per lottare dei ragazzi di Braccialetti e lo sguardo lontano di Giacomo Leopardi.

In queste settimane si parla tanto di tv del futuro. La sua opinione?

Non esiste un prodotto vecchio o nuovo: è una pippa degli analisti. Casomai, bello o brutto, emozionante o freddo.

E della «nuova Rai» cosa dice?

Ho trovato geniale la mossa di mettere Rai4 sul satellite. E sulle scelte dei dirigenti, beh, perché non scommettere sui giovani? Anch’io fui subissato di critiche quando arrivai neanche quarantenne alla guida di Cinecittà.

E il suo futuro invece cosa prevede?

Ancora Camilleri e una fiction per Mediaset.

Che ne è del suo sogno di girare un Conte di Montecristo tv?

Le pare che vi abbia rinunciato? No! Quello è stato il mio romanzo di formazione e prima o poi lo produco.

Niente altro?

Palomar è una delle pochissime case di produzione dove non è presente capitale straniero. Mi piacerebbe creare un gruppo tutto italiano, che si faccia onore anche all’estero.

Ci metterebbe la faccia, «di persona pirsonalmenti», per citare Catarella?

Naturale! A patto che la pancia mi dica di farlo.

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