La Fauci, il re della grappa

Una passione nata da bambino, quando il nonno gli regalò il “piccolo chimico“. L’incontro con Hauner segna la svolta sui processi di distillazione. I risultati di una sperimentazione che incanta anche i palati più sofisticati

VALDINA Quando si dice grappa si pensa subito a Bassano, alle Langhe, alle distillerie del Nord,  alle alture e alla cultura degli  Alpini. Ma pochi sanno che le  punte si eccellenza si trovano  soprattutto al Sud, in particolare a Valdina in provincia di Messina.

Ad accorgersene alcuni anni fa fu l’enologo Luigi Veronelli.  Assaggiata la grappa “Giovi” ne rimase così entusiasta per la morbidezza che ne ordinò trecento bottiglie mandando in crisi la  produzione quasi domestica del  distillatore, Giovanni La Fauci.  Ma chi è questo artista della  Grappa che stupisce il mondo dei  distillatori?

La sua è una storia che nasce non solo con il “sacro fuoco” dei laterizi, l’attività della sua famiglia, ma quasi per caso, come ha raccontato di recente “Cronache di Gusto”, quando da a dieci anni  riceve in regalo il gioco del “piccolo  chimico”.  Sotto l’occhio vigile del nonno comincia a distillare 48 chili di mele e di vino.

Si serve come alambicco di una damigiana di vetro soffiato che adagia sul fuoco. E ad affascinarlo è la magia della trasformazione degli elementi, il vino rosso che diventa un liquido bianco.

Qui scatta la scintilla: Giovanni La Fauci decide di comprare fogli di rame e costruirsi  da sé un piccolo alambicco.  L’aggeggio è il primo rudimento che gli permette di capire e studiare con piccoli accorgimenti  l’acquavite, quasi per magia, cambia sempre sapore.

Le schede degli esperimenti 

Nel giro di due lustri, ad appena venti anni, Giovanni La Fauci di alambicchi ne aveva costruiti  tantissimi, tutti con le sue mani,  dedicandosi principalmente alla frutta, fermentata dentro un  normale frigorifero. Ma come se sapesse già di essere predestinato, Giovanni La Fauci di ogni esperimento elabora una scheda, oggi insostituibile patrimonio del piccolo museo che ha allestito con tutte le sue artigianali costruzioni che ne fanno un “unicum” degli artigiani-artisti nazionali.

Fase produttiva 

Dalla frutta alle vinacce il passo è breve: Giovanni si procura duecento chili di vinacce di  malvasia di Salina che gli fornisce un esperto del settore, il mitico Carlo Hauner che in cambio chiede solo una bottiglia di distillato.  I risultati sono strepitosi.

Tanto che Giovanni La Fauci decide di fare il  grande salto e di passare alla fase produttiva. Ma qui si scontra con il  buco nero della burocrazia siciliana che blocca tutto.

Chiedere una autorizzazione in Sicilia è come chiedere la licenza per fabbricare esplosivi, non grappe. Capisce subito che la lotta e impari e va a comprare due alambicchi a bagnomaria di seconda mano in Trentino, meglio che niente. Li monta nei locali di Valdina.

E’ il  1987, data storica che segna la nascita ufficiale della Distilleria Giovi.  Ma il risultato finale non soddisfa l’artista-artigiano.

Così La Fauci si rimette all’opera e interviene sugli alambicchi usati per modificarli:  riprende a fare “lo stagnino” come ama ripetere.

Il risultato dei suoi esperimenti viene presentato a “Vinitaly” ed è un successo inaspettato: qui  conosce il conte Lucio Tasca d’Almerita che gli commissiona  “conto terzi” nove grappe  monovitigno, da uve diverse.

Ma la “scintilla” iniziale in Giovanni La Fauci non si spegne.  Arde come la sua capacità di  fuochista che si alterna dai laterizi  alle grappe.

Così in un mondo che ha standardizzato le produzioni, lui  in controtendenza realizza, quattro  anni fa, quattro alambicchi a fuoco  diretto, alimentati da legna, dalla  quercia al faggio, con il quale ha  diversificato tutte le distillazioni,  che vanno dal melograno, alla  carruba, dalla ciliegia, al  ficodindia.

Il risultato è un album di sapori di un distillatore d’eccellenza, non  solo delle sue produzioni doc con i vitigni dell’Etna, ma anche per  conto di committenti lombardi,  toscani, friuliani che vengono a  prendere lezioni di procedure da distilleria a Valdina.

Per il resto La Fauci ama fare lo  sperimentatore, mantenere in linea con l’anima del distillatore, lo “spirito” dell’artigiano: la sua produzione si ferma a 25 mila  bottiglie l’anno.

Tutte da mezzo  litro.

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