Una pedalata contro i fanatici. Perché la libertà è femmina

Non dimenticare mai da dove veniamo aiuta a leggere meglio il presente. Così, assistere ora alla battaglia dei maschi musulmani contro l’uso della bici tra le loro donne può apparirci meno incomprensibile

Fonte – Corriere della Sera

La bicicletta è femmina, ma va tassativamente vietata alle donne. Per mille motivi. «Determina fenomeni come nervosismo, isteria e nevrastenia. Esercita un’ influenza dannosa sulle parti intime. Stimola illeciti e solitari orgasmi. Fa abortire e provoca sterilità…».

Basta leggere i testi storici del professor Daniele Marchesini per comprendere quanto noi stessi, noi oggi occidentali evoluti e disinibiti, alla nascita del «biciclo», poco più di un secolo fa, nutrissimo profondi pregiudizi e insuperabile odio verso la diabolica invenzione.

Ancora ai tempi del secondo Dopoguerra, l’ idea che la verginità femminile possa infrangersi cavalcando la sella è molto diffusa.

Storico l’anatema lanciato dal vescovo di Lodi, Pietro Calchi Novati, nel 1941: il prelato definisce «ributtante e indecente lo spettacolo delle donne in bicicletta, mentre il vento giuoca tra le attillate e cortissime sottanelle».

Non dimenticare mai da dove veniamo aiuta a leggere meglio il presente. Così, assistere ora alla battaglia dei maschi musulmani contro l’uso della bici tra le loro donne può apparirci meno incomprensibile.

Sostanzialmente, viaggiano sul treno del costume con mezzo secolo di ritardo rispetto a noi. Neanche tantissimo. Fra 50 anni, sicuro, anche le ragazze e le massaie musulmane si sposteranno in bicicletta senza che padri, fratelli, mariti e fidanzati le guardino di traverso, o addirittura le puniscano per l’ insopportabile vergogna da scostumate.

Ma da qui ad allora molta strada bisogna percorrere.

La bicicletta è per sua natura romanticamente ribelle: impone fatica e resistenza.

Meglio pedalare in gruppo, con intelligente gioco di squadra. Proprio questo lo spirito che muoverà oggi alle 14, con partenza da via Padova, un cicloraduno storico e particolarissimo.

Supportate da BikeMi e da varie associazioni musulmane, le cicliste di Allah sfileranno per otto chilometri fino a Porta Venezia.

Graditi e attesi anche gli uomini, almeno quelli che hanno superato il tabù, per proclamare un pacifico «basta» alle discriminazioni assurde e alle anacronistiche chiusure.

Non sarà sfida, non sarà provocazione. Sarà semplicemente l’ inizio di un inarrestabile Giro d’Italia, che comporterà ancora Pordoi e Mortiroli, ma che condurrà le donne musulmane alla vittoria finale. Così fu per quelle italiane.

Sempre e ovunque la bicicletta è femmina: come l’emancipazione, come la libertà.

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