«I 377 milioni contro le frane non bastano»

Con il piano antifrane e antierosione in Sicilia dovrebbero arrivare 377 milioni provenienti dal Patto per il Sud. Non basteranno a mettere in sicurezza l’Isola, però anche una goccia nell’ oceano ha la sua importanza…

Fonte – Giornale di Sicilia

«Tutta la Sicilia è esposta a questo tipo di rischi. Ma da qualche anno, la provincia di Messina, sulla quale si abbattono degli eventi meteorologici straordinari, è la più a rischio». A parlare è il siciliano Fabio Tortorici, presidente della Fondazione Centro studi del Consiglio nazionale dell’Ordine dei geologi.

Quali sono le caratteristiche del territorio messinese?

«Viene sottoposto a situazioni di stress. Bisogna anche dire che la natura geologica del Messinese predispone il territorio a movimenti franosi più importanti rispetto al Ragusano e al Catanese, dove prevalgono terreni rocciosi Nel Messinese ci troviamo di fronte a terreni argilloso -plastici. Il terreno argilloso, con l’ acqua, diventa plastico e dà luogo a scivolamenti».

Con il piano antifrane e antierosione in Sicilia dovrebbero arrivare 377 milioni provenienti dal Patto per il Sud. Basteranno a mettere in sicurezza l’Isola?

«Assolutamente no. Però anche una goccia nell’ oceano ha la sua importanza. Per risanare un territorio devastato per anni ci vorrebbero cifre superiori di dieci volte a quelle previste. Bisognerebbe, da subito, iniziare a mitigare certi fenomeni. Occorre spendere soldi per la prevenzione oltre che per risanare. Ci vogliono studi geologici, comune per comune, per individuare le aree critiche. Capire dove costruire e dove no».

Quanto a vostro avviso le colate di cemento sul territorio hanno avuto un peso sul dissesto e sulle frane?

«È una delle concause principali assieme alla variazione del clima. Le costruzioni sono tra le cause predo minanti. Il problema è che si è costruito in aree facilmente soggette a fenomeni idrogeologici: persino sugli alvei di fiume. C’era da aspettarselo che prima o poi l’acqua si sarebbe trascinato via tutto».

Voi geologi, ad ogni frana, ad ogni alluvione, ponete l’accento sulla mancanza nei comuni proprio della figura del geologo? Sta cambiando qualcosa?

«No. Non ci hanno ascoltato. Un comune come Messina, che ha un territorio altamente a rischio, ha soltanto un geologo in pianta organica. È come se avessimo un ospedale senza medici. Il territorio ha medici che non lo possono curare. Si parla di rischio idrogeologico senza i geologi che ci lavorano. Il Consiglio nazionale ha presentato un disegno di legge affinché ogni area, magari realizzando consorzi di comuni, abbia un professionista geologo».

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