Università, fuga da Messina

Aumentano gli iscritti nelle università italiane, ma la Sicilia non esce dal trend negativo. L’Ateneo peloritano che, soffre i talloni d’Achille in “Internazionalizzazione” e “Ricerca”, corre ai ripari

MESSINA. Dopo anni d’inesorabile calo delle iscrizioni, i nuovi studenti nelle università italiane aumentano. Ovunque, tranne che al Sud. A metterlo nero su bianco è la banca dati del Ministero dell’Istruzione che parla di 6 mila matricole in più rispetto al 2014-2015 e di una crescita complessiva nazionale del 2,2 per cento.

Un maggiore appeal, appannaggio esclusivo delle università del Centro e del Nord Italia, le Isole rimangono, infatti, inchiodate ad un -2,1%.

Più volte, negli ultimi anni, le classifiche stilate dal Sole 24 Ore hanno denunciato fenomeno del calo delle matricole nel Meridione, ma le proporzioni raggiunte recentemente hanno iniziato a destare più di una preoccupazione, soprattutto in alcune sedi universitarie.

L’ultimo report parla di una contrazione che all’università Mediterranea di Reggio Calabria ha fatto registrare un -40 per cento, alla Parthenope di Napoli il calo delle matricole ha raggiunto il 31 per cento e a Messina il 28,1.

Appena qualche settimana la Flc Cgil, elaborando un report della fondazione Res, relativo alla fine del 2015, ha documentato il minore tasso di immatricolazioni fatto registrare nelle tre maggiori università siciliane di Palermo, Catania e Messina.

Le iscrizioni 2015/2016

Nella città dello Stretto le iscrizioni per l’anno universitario 2015-2016 si sono chiuse lo scorso 29 febbraio, con 5096 nuovi immatricolati. L’anno scorso erano stati 5703.

Un gap di oltre 600 iscritti che l’Ateneo conta di ridurre attraverso i cosiddetti “ricorsisti” di professioni sanitarie e medicina e chirurgia, proprio questi ultimi l’anno hanno rappresentato un “pacchetto” di circa 250 nuovi immatricolati, un extra rispetto al numero chiuso.

Ma il dato delle nuove immatricolazione di certo non basta a scattare una fotografia dello stato di salute dell’Ateneo di Messina.

Più indicativi sono i dati elaborati dal Censis per Repubblica, pubblicati nella “Guida alle Università italiane 2015-2016”.

Se Messina risulta, infatti, 11 su 15 grandi Atenei statali (ovvero quelli che contano tra i 20.000 e i 40.000 iscritti) con buone performance per borse di studio erogate e strutture, a penalizzare l’Università dello Stretto è soprattutto il fattore “Internazionalizzazione”: a Messina, infatti, è stato attribuito un punteggio di 69, il peggiore tra i grandi Atenei assieme a Napoli II.

“Non sono dati del tutto inaspettati – spiega il pro-rettore con delega all’Internazionalizzazione Ninni Germanà – anche se vanno letti correttamente. Le classifiche Censis, pur se presentate come 2015/16, fotografano la situazione dell’anno precedente e possono valutare solo in minima parte delle nostre azioni, cominciate solo alla fine del 2014 anche perché in atto, all’insediamento, c’era ancora la vecchia programmazione. Solo nell’ultimo anno – continua Germanà – implementando di 1 milione di euro le risorse per la mobilità internazionale, siamo riusciti a raddoppiare il numero di crediti che gli studenti conseguono all’estero, riuscendo finalmente ad ottenere fondi ministeriali. Da “Research & Mobility” ai visiting professor abbiamo moltiplicato iniziative e impegni economici in questo campo e inserito due corsi di laurea e un master in lingua inglese. Tra pochi mesi contiamo di varare tre corsi di laurea con rilascio del doppio titolo di laurea. Uno di questi, il primo in Italia, con il Politecnico di Hong Kong. Perché tutti questi sforzi abbiano un primo serio riscontro nelle classifiche – conclude Germanà – visti i meccanismi con cui vengono realizzate, occorrerà tuttavia aspettare almeno la fine di quest’anno accademico”.

La ricerca

Ma, per il Censis, c’è un altro tallone d’Achille: la ricerca. L’Ateneo peloritano non eccelle in alcuna delle aree classificate dal Cun e, ad esempio, è l’ultimo d’Italia, in base ai progetti di ricerca e alla produttività scientifica, nel settori di Scienze fisiche e Scienze mediche.

Occupano la metà della classifica nazionale, invece, le aree di Chimica, Scienze biologiche, Scienze dell’Antichità, Filologico Letterarie e Storico Artistiche, Scienze giuridiche, Scienze politiche e sociali. Mentre Matematica e informatica, Agraria e veterinarie, Ingegneria civile e architettura, Ingegneria industriale e dell’informazione, Scienze Storiche, Filosofiche, Pedagogiche e Psicologiche e Scienze economiche e statistiche si collocano piuttosto in basso.

Non ha dubbi, Salvatore Cuzzocrea, delegato del Rettore alla Ricerca: le classifiche del Censis non tengono conto di alcuni parametri e si basano su un arco temporale di soli 4 anni.

“Nell’ambito della ricerca – spiega Cuzzocrea – il nostro ateneo si è contraddistinto per le grandi capacità di successo nei bandi PON e POR, non valutati dal Censis, la stessa ANVUR, che con noi non è stata tenera, ci ha giudicato eccellenti in alcuni settori come la Chimica, la Biologia e le Scienze giuridiche. Anche “Il Sole24Ore” continua Cuzzocrea – ha evidenziato che Messina è 39a su 61 Atenei statali e continua ad essere la quarta in assoluto nel Sud. Molto lavoro è stato fatto – conclude Cuzzocrea – ma non ho alcun dubbio che molto si possa ancora fare”.

Corsi di laurea

Soprattutto per corsi di laurea triennali, per cui, sempre secondo il Censis, Messina occupa la bassa classifica in quasi tutti i settori. E’ ultima, ad esempio, nell’area che raggruppa i corsi in Biotecnologie; Geografia, Scienze Biologiche etc.

Così come è fanalino di coda nel settore che comprende Scienze del Turismo, Scienze dell’Amministrazione e dell’Organizzazione, Scienze della Comunicazione, Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, Scienze Sociali per la Cooperazione etc.

Penultima nelle branchie di Ingegneria e nei corsi di laurea triennali delle materie Letterario-Umanistiche, dove recentemente ha riconquistato le cronache nazionali il caso del prof. Dario Tomasello.

L’Ateneo salva la faccia solo nel cosiddetto gruppo giuridico, dove risulta 21simo su 31. Per quanto riguarda i corsi magistrali l’Ateneo peloritano risulta ultimo in Farmacia, terz’ultimo in Veterinaria, 41simo, su 47 in Giurisprudenza. Va meglio nel settore di Medicina e Chirurgia dove risulta 24 su 37 e in Odontoiatria, dove è 19simo su 32 Atenei.

Rispondi

Condividi