La messinesità in tv

Avvocato a tempo perso, finanziava da sé le sue trasmissioni e i suoi salotti che guidava con la maestria del mattatore. Con leggerezza. Ma senza cambiare idea

MESSINA. In una giornata di ventosa pioggia si sono svolti mercoledì pomeriggio al Duomo i funerali di un giornalista, Mino Licordari, che sarà sempre ricordato come l’inventore di una stravagante ricetta televisiva, la messinesità.

In questa formula, quantomai composita, il giornalista settentatrenne Licordari, ha dimostrato di esser un maestro. Perché, anche quando si spostò dallo Stretto per sbarcare a Catania nell’emergente Telecolor, mantenne lo stesso imprinting: parlava di calcio con la stessa naturalezza con la quale parlava di cucina, pescestocco e tradizioni dello Stretto.

Inserzionisti del suo “pensiero”

Avvocato a tempo perso, perché la sua passione restava sempre il giornalismo, Licordari è stato anche l’inventore di format che ne hanno fatto un giornalista-imprenditore: finanziava da se stesso le sue trasmissioni televisive e i suoi salotti ospitando insieme, nella leggerezza del suo sorriso sornione, commentatori e inserzionisti che erano anche azionisti del Licordari-pensiero.

Si andava nel salotto di Licordari perché era lui il mattatore. E con i suoi stessi inserzionisti, che diventavano di fatto compagni di strada delle sue trasmissioni, usciva la sera a cena.

Uno di questi inseparabili signori e amici, è sempre stato l’architetto Saro Pizzino.

Ma la storia di Mino Licordari è anche quella di un uomo, un giornalista, libero. Quando una televisione, un giornale, non gli andava in punta di piedi lui cambiava registro. Ma non cambiava mai le sue idee.

Al punto che una volta qualcuno decise di scaricargli addosso alcune pallottole: al Nord si sparava a Indro Montanelli per la sua avversione al terrorismo rosso, a Messina si sparava a Mino Licordari perché svelava i retroscena delle scalate al Messina Calcio di Michelangelo Alfano, che da Bagheria sbarcava a Messina per gestire affari edili e ferroviari.

Licordari non si lasciò intimidire e raccontò sempre del suo Messina, con il suo inconfondibile accento che ne facevano un Nando Martellini dello Stretto.

Faceva il giornalista con leggerezza, Licordari. Invitando nel suo salotto assessori, negozianti, pasticceri e pasticcioni dello Stretto, un inventore vero di talkshow in salsa messinese che ne fanno un personaggio-simbolo. Inimitabile. Come la sua messinesità.

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