Patti, tutti pazzi per la villa romana

“Complice” della rinascita le iniziative dell’Archeoclub che ha intrapreso, fin dal 2013, vari lavori di bonifica del sito e di restauro, col supporto della soprintendenza e dell’Università. Ora le sollecitazioni del Movimento 5 Stelle. Che trovano la “sensibilità” dell’assessore Vermiglio

PATTI. Un luogo straordinario, in cui il mistero ed il fascino dell’antica civiltà si fondono, lasciando spazio all’immaginazione, alla suggestione ed alla rappresentazione di ciò che doveva essere e delle vite che l’hanno attraversata.

La Villa Romana di Patti è un gioiello incastonato a pochi passi dal Mar Tirreno e rappresenta una fulgida testimonianza degli usi e dei costumi di un’epoca lontana, quella della Sicilia “colonia” romana.

Quel che appare certo è che la Villa, edificata in età imperiale (probabilmente su costruzioni preesistenti), dovesse appartenere a dei ricchi proprietari, trasferitisi nell’isola dopo la conquista romana: la grande estensione (circa 20.000 mq), l’impianto architettonico, le terme, gli ampi ambienti e le spaziose sale, i mosaici policromi dai peculiari motivi geometrici e rappresentanti, talvolta, figure di animali, conducono ad affermare che l’abitazione fosse giocoforza destinata a soggetti benestanti e facoltosi.

In questa, come in altre caratteristiche, la Villa di Patti ritrova tratti comuni rispetto ad altri due edifici emblematici della presenza romana in Sicilia, la Villa del Casale di Piazza Armerina (dal 1997 bene protetto dall’UNESCO) e la Villa del Tellàro di Noto. La storia del sito è tutt’altro che banale e scontata.

La sua esistenza era già stata messa in pericolo nel IV secolo, a causa di un violento terremoto che determinò la rovina di molte strutture murarie, le cui tracce dei crolli sono visibili ancora oggi.

Il rischio, inoltre, era quello che potesse rimanere sepolta in eterno se la realizzazione dei piloni del tratto autostradale della Messina-Palermo non fosse stata prevista nell’esatto punto dove sorgono le rovine.

Infatti, la Villa venne alla luce nel 1973 proprio durante i lavori di costruzione dell’autostrada. La scoperta ebbe fin da principio i caratteri dell’eccezionalità, tanto da determinare una variazione del percorso dell’arteria di comunicazione, per salvaguardare l’intera struttura.

Gli scavi

 

Gli scavi avviati nel 1976 dalla Soprintendenza hanno permesso, pertanto, di far riacquistare la luce a tesori affidati all’oblio dei lunghi secoli trascorsi senza la consapevolezza che la terra celasse, nelle sue viscere, i resti di un impianto architettonico tanto simbolico ed importante.

Una terra che ha conservato con grande cura ciò che le era stato dato in consegna e che ha restituito, tra le altre cose, i peculiari e brillanti mosaici in tutto il loro affascinante ed antico splendore.

Un gusto del bello e della ricerca artistica che, però, negli ultimi anni ha subito delle minacce, per una gestione non sempre accurata del dono che la storia ha elargito alle nostre generazioni.

La non costante attenzione verso il sito aveva, infatti, causato un deterioramento complessivo della struttura, tra cui spiccava il danneggiamento proprio dei mosaici in alcune loro porzioni molto significative, acuito dai reiterati problemi relativi alla copertura, ostacolo non irresistibile al passaggio delle acque piovane.

Tant’è che la Villa Romana di Patti, complice anche un vertiginosa e preoccupante diminuzione degli accessi all’area, ha registrato nuovamente un accrescimento dell’interesse, accompagnato dalla necessità inderogabile di un intervento globale.

Audizione all’Ars

A smuovere le coscienze è stata, in tempi recenti, la lodevole iniziativa dell’Archeoclub di Patti, presieduto da Nicola Calabria, che ha intrapreso, fin dal 2013, vari lavori di bonifica del sito e di restauro di alcuni vani della Villa, attraverso l’opera di tre restauratori dell’Università di Messina e di un archeologa, coordinati dalla Dott.ssa Gabriella Tigano e dalla Prof.ssa Lorella Pellegrino.

A ciò ha fatto seguito un crescente “tam tam” mediatico, che ha registrato l’interessamento all’annosa vicenda anche da parte della stampa nazionale e degli organi politici regionali.

Ne è derivata l’opportuna riflessione, seppur tardiva, che i vari interventi-tampone e le recenti iniziative (tra le quali, quella del Tindari Festival – Palcoscenici aperti, che ha consentito di ospitare alcuni spettacoli teatrali proprio presso la Villa Romana nella stagione 2015), si sono rivelati insufficienti.

Tra gli altri, ad accendere i riflettori è stato anche il Movimento 5 Stelle e, in primis, l’onorevole Valentina Zafarana, la quale ha sollecitato un’azione incisiva per salvaguardare l’importante sito artistico, chiedendo un’audizione urgente all’Ars dell’Assessore regionale ai Beni Culturali Carlo Vermiglio.

Ed in effetti, tutto questo battage a qualcosa è servito, dato che lo stesso membro dell’esecutivo regionale ha annunciato, nel mese di febbraio, di aver disposto un finanziamento di 100 mila euro finalizzato alle opere di copertura dei mosaici, oltre ad una precedente previsione di 40 mila euro per il recupero della Sala Tricora ed alla ripresa degli scavi nella zona delle terme; in più, ancora alla presenza dell’Assessore Vermiglio, del Sindaco di Patti Mauro Aquino, del Soprintendente di Messina Rocco Scimone e della Direttrice del centro regionale di restauro Enza Cilia, è stata firmata una convenzione avente parti la Regione Siciliana ed il Comune di Patti, che dispone il trasferimento del 30 per cento degli incassi delle biglietterie delle aree archeologiche di Tindari e Patti.

Quali saranno gli effetti di questi provvedimenti, sarà solo il tempo a dirlo.

E’ certamente positivo che la strada imboccata sia quella di un rinnovato interesse, successivo ad una evidente inerzia, verso quello che può essere definito uno dei siti storici più importanti dell’Isola.

Nel frattempo, la speranza è che non sia più necessario avviare campagne di informazione e di protesta della durata di anni affinché la Villa Romana di Patti torni ad occupare il posto che merita nel panorama culturale siciliano e non solo.

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