Infantino: «La misericordia ci salverà»

Il bisogno di pace, prima con se stessi, proi fra gli uomi e poi col creato nel volume che presenta un itinerario di catechesi adatto al periodo quaresimale. Ma attenzione: «Non cmbia il Vangelo, siamo noi che lo capiamo meglio»

BARCELLONA. Con il rigore dello studioso e con il piglio del divulgatore Giorgio Infantino, in “Il Giubileo. Evento di riconciliazione” (Intermedia Edizioni) ha proposto una sintesi originale di contenuti biblici, spirituali e liturgici che hanno accompagnato il lettore nel corso di questo Anno Santo.

Insieme a “Centonove”, l’intellettuale messinese va oltre, va anche dentro l’attualità del (non facile, spesso) rapporto tra Chiesa e società civile.

Tre anni fa, era il 13 marzo 2013, Jorge Mario Bergoglio ascendeva al trono di Pietro. Mille e più giorni fa, quindi, ma per la Chiesa Cattolica è trascorsa un’era. Si può trarre un primo bilancio?

«È significativo come il messaggio dell’attuale Pontefice risulti essere in perfetta continuità con le linee guida pastorali dei Papi precedenti. Papa Jorge Mario Bergoglio ha il merito di avere riproposto con forza il volto di Dio mostrato da Cristo. I tratti peculiari della misericordia sono, dunque, espressione di un Dio che crea la vita e, nel contempo, la custodisce come fa una madre».

Misericordia, ambiente, sviluppo delle aree più povere del pianeta. Papa Francesco ha voluto dare un segnale a tutti i governanti del pianeta in merito a quelle che sono, o sarebbero, le vere priorità?

«Papa Bergoglio nell’assumere il nome di Francesco ha voluto scegliere l’opzione per i poveri e la conservazione del creato in rispetto all’opera creatrice di Dio. L’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium affronta tutti i problemi che minacciano la vita dell’uomo mettendo in luce le sfide della società di oggi. La vera priorità, a mio avviso, è che l’uomo smetta di pensare che quanto Dio ha creato possa essere a beneficio di alcuni a scapito di altri».

Lei ha voluto parlare, nel suo libro, del Giubileo come momento di incontro tra i credenti all’interno della comunità cattolica. Ed insiste molto sul tema della riconciliazione. Non prevale l’idea dell’evento “mediatico”. Perché questa scelta?

«Le grandi tensioni mondiali in atto fanno emergere il bisogno di una riconciliazione per i popoli. L’uomo, oggi più che mai, ha bisogno di riconciliazione: con se stesso, con gli altri, con il creato e, se credente, con Dio. Il Giubileo, pur avendo radici bibliche antichissime, con Cristo è sempre attuale. La salvezza è proprio questa: ciò che era ogni 50 anni, con Cristo è sempre».

Papa Francesco e le sue omelie a braccio. Anche e soprattutto dal punto di vista della comunicazione, un pontificato all’insegna del cambiamento di rotta. Lei ritiene che il modus operandi di Bergoglio sia stato capito e apprezzato da tutti?

«Se leggiamo i Vangeli anche il messaggio di Cristo risultava a tanti incomprensibile e, delle volte, per nulla apprezzato. In riferimento a Papa Francesco occorre considerare la sua essenzialità, la sua semplicità e la sua immediatezza comunicativa, capaci di arrivare al cuore di ogni uomo, dal più colto al più semplice».

Rinnovare la Chiesa, riformare la Curia. Per Francesco che cosa è stato e cosa sarà più impegnativo?

«La Chiesa nella sua temporalità è sempre in continua riforma. La Curia Romana per sua natura istituzionale ha il compito di aiutare il ministero petrino, ma va riformata secondo una logica profondamente La copertina del libro cristocentrica. Questa è la sfida più impegnativa per il Papa».

C’è un’idea di cammino, di percorso da fare, che è ben presente nella vita di ogni cattolico. Misericordia al primo posto, ma subito dopo o addirittura a pari merito che cosa deve esserci?

«I Vangeli ci insegnano che la misericordia è lo sguardo di Dio sull’umano. La verità di Dio è la misericordia unita alla carità: l’espressione piena di Dio che si china verso l’uomo nella sua condizione di fragilità. Lo ama, lo cerca e lo attende per quello che è».

«Non è il Vangelo che cambia, siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio». Così Giovanni XXIII alla fine della sua esperienza terrena. Scrivere un libro sul Giubileo è anche portare ai giovani i valori del rinnovamento spirituale. Per un insegnante-scrittore questo significa un impegno doppio?

«Questo binomio è un tutt’uno. C’è l’uomo che nella sua globalità esprime il contenuto dell’annuncio incontrato in ogni particolare della vita. Scrivere e insegnare sono, dunque, complementari di questo contenuto. Il Vangelo non è uno slogan pubblicitario, ma un avvenimento/incontro: è una Persona. Il cristianesimo, difatti, più che essere una religione è una fede che nasce e si sviluppa da questo “incontro”»

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