Caminiti, ritorno alle origini

Il giovane artista informale messinese apprezzato in tutto il mondo torna nella sua città con una personale. In cui “riscopre” la forma, riattualizzando l’arte classica con contaminazioni

MESSINA. Alex Caminiti, artista messinese della pittura e scultura d’apertura internazionale torna a Messina.

Un ritorno alle origini, declinato a più respiri: una mostra nella sua città e nella location d’esordio a Palazzo dei Leoni dell’ex Provincia, ora Città Metropolitana di Messina, “Sanctum. Sicut erat in principio Et nunc Et semper”.

Dove, presentato il 22 marzo dal suo professore dei tempi del liceo artistico, lo storico d’arte, l’architetto Nino Principato, l’informale Caminiti torna alla forma, proponendo in attualità l’eternità dell’arte classica di Caravaggio, Leonardo o Antonello da Messina, e non solo, con contaminazioni contemporanee.

Tutti i giorni nel Salone degli Specchi, compreso il sabato mattina, tranne la domenica, fino al 9 aprile.

La mostra

Diciannove opere.

Dove lo smalto dei sui Punti di Rottura è nella lega ferrosa di 6 sculture, supereroi crocifissi, ma sulle tele torna l’olio degli inizi in 13 dipinti, ed in 9 di questi le piccole incursioni contaminanti di personaggi dei cartoni animati o dei fumetti fanno capolino in riproposizioni di opere per lo più a soggetto sacro, capolavori del passato dalla leonardesca “Dama con l’ermellino” Dark Lady con la maschera di Batman, a “L’Annunciata” antonelliana con il volto di Catwoman, a perplessi Puffi nell’Incredulità di San Tommaso, il volto dell’Uomo Ragno per il “Bacchino malato”, “Davide con la testa di Golia” di Vienna con l’eroe biblico a tenere Tigerman, Goldrake ne “La Madonna dei Pellegrini o di Loreto”, vanitosi Minions a specchiarsi insieme a “Narciso”, Lamù ad affacciarsi sul cavallo ne “La Conversione di San Paolo”, dipinti caravaggeschi.

Alcune tele sono reduci dalla recente collettiva “L’altra faccia dei supereroi”, dove vari artisti si misuravano nel proporre un supereroe con le sue contraddizioni ed i suoi conflitti, non solo superpoteri, come certi eroi della mitologia classica, forti ma anche vittime degli dei.

«È solo provocazione. Per sdrammatizzare anche l’aspetto religioso. I fatti di oggi (22 marzo, ndr) di Bruxelles ci dicono che ancora ci autodistruggeremo in nome della religione», dice Alex Caminiti, poco prima dell’inaugurazione di una mostra che attraversa il periodo pasquale. «I tragediografi dell’antichità si sfidavano su soggetti della mitologia classica. Una delle grandi mancanze dell’arte moderna è non fare arte su linee già tracciate. Questa mostra è da viversi con il sapore del risultato di una sfida», al taglio del nastro, il commissario di Città Metropolitana di Messina, Filippo Romano.

L’allievo e il professore

A presentare Nino Principato. Che prima dell’inaugurazione anticipa: «Marcel Duchamp del dadaismo, che dissacra e distrugge l’arte antica, mise il pizzo e i baffi alla Gioconda per metterne in crisi il sorriso enigmatico. Alessandro, invece, contamina l’arte antica, che è attuale, ha un messaggio universale, è talmente eterna che l’Annunciata può avere il volto di Catwoman, La Dama con l’ermellino quello di Batman. Quando è arte vera, è sempre valida».

E dopo il taglio del nastro, viaggiando prima nella vita e nelle opere di Caminiti, ricorda Principato con il caratteristico piglio appassionato e vulcanico: «Nonostante la giovane età, è conosciuto in tutto il mondo. Iniziò con Istantanee proprio qui alla Provincia: e già faceva un figurativo, inserendo l’informale. Poi Erotika, sublimazione della bellezza dell’atto sessuale, sempre figurativo ma tendente all’informale.

Il passaggio all’informale al 100% con Rapsodie con l’omaggio agli stacchi di Felice Canonico, messinese molto conosciuto da altre parti, che smembrava il quadro, squarciando la cornice, mentre la parete diventava dipinto.

E poi Punti di Rottura, personale alla 54 esima Biennale di Venezia, in cui coglie l’attimo, il punto di rottura, basta un errore per rompere tutto. L’ultima ricerca a Valparaiso in Cile a rappresentare l’Italia con Collisioni, realizzate sul posto a grandezza naturale. Ci rende orgogliosi. È un cittadino del mondo: a Pechino, a San Pietroburgo, negli Usa ha vinto una sfida con un allievo di Warhol». E rivela l’architetto:« Quando avevo la sua età, ero suo professore allo Spirito Santo».

E così si arriva a “Sanctum”. «È un artista work in progress, non si culla nella ripetitività del cliché, arrivato ad una dimensione. È in continua sperimentazione. Alla prossima mostra cambierà ancora. Qui ritorna al figurativo. Dimostra tutta la sua indiscussa abilità, perizia. Riprendendo un Caravaggio – i dipinti sono suoi, non sono fotografie – ed inserendo i fumetti, vuole dimostrare che la sua cultura artistica ha solide basi. Molti artisti arrivano direttamente all’informale, non percorrono un itinerario che dal formale va all’informale. Qui torna al formale con un messaggio provocatorio ma non troppo».

Ed ancora Principato: «La sua è contaminazione, inserendo alcuni personaggi dei cartoni e dei fumetti, che a contatto con le opere del passato nobilita. Ammicca alla pop art che attinge i propri soggetti dal quotidiano: Roy Lichtenstein inseriva il fumetto nell’opera, che, molto grande, diventava protagonista, Caminiti, invece, al contrario nobilita il fumetto ma esalta anche il classico che è sempre attuale».

«Caravaggio – la sua fu una grande rivoluzione – rappresentava i santi con i popolani, gli uomini della strada, con una prostituta la Madonna di Loreto. Cristo non era Gesù nell’alto dei cieli ma nel reietto in terra tra i poveri, gli afflitti, i dolenti, il Cristo uomo, reietto, sofferente. Alessandro lo fa con i fumetti, Caravaggio inserisce i poveri, perchè non metterci Goldrake? : il messaggio è universale, anche inserendo i cartoni. Se è valido con i poveri, sarà valido con i fumetti», spiega Principato.

Che seguita: «Del dadaismo enfatizza la stravaganza e l’umorismo ma Caminiti non distrugge l’arte: è dissacrazione, quando è logotipo, svuotato del suo messaggio. Duchamp mette i baffi alla Gioconda per distruggere il mito del sorriso. Quello di Caminiti è un ready-made, un rifacimento di un capolavoro pittorico del passato ma in posizione diversa: l’artista – può intervenire su un capolavoro – è colui che sa proporre un nuovo significato del capolavoro ma non lo dissacra, lo riattualizza»

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