Ecogiustizia è fatta

La Sicilia più “retta” del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e della Toscana per abusi rilevati. Solo 17 le infrazioni accertate. Il sospetto che la classifica sia “pilotata” dalla mancanza di controlli

AGRIGENTO. La Sicilia delle discariche abusive mai bonificate, degli impianti di depurazione insufficienti, delle miniere guardate con sospetto e timore per il fatto che nel loro ventre potrebbero essere conservati rifiuti speciali e nucleari è più retta del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e della Toscana. O forse meno controllata.

Bilanci sugli ecoreati

Il dato emerge da un dossier abbastanza sottovalutato, pubblicato lo scorso 22 marzo da parte di Legambiente.

Il nome è carico di speranza: “Ecogiustizia è fatta”. Si tratta, in sintesi, del bilancio dei primi otto mesi di applicazione della nuova legge sugli ecoreati in Italia, la 68 del 2015, che appunto introduce nel nostro codice penale il Titolo VIbis, dedicato ai delitti ambientali.

L’associazione ambientalista ha preso, a livello nazionale, i risultati conseguiti da Corpo forestale dello Stato, Comando tutela ambientale dell’Arma dei carabinieri e Capitanerie di porto dal 29 maggio 2015 al 31 gennaio 2016.

E se il dato nazionale parla parla di 4.718 controlli effettuati, con 947 violazioni accertate, 1.185 denunce e 229 sequestri, la Sicilia si trova nella parte bassa della classifica, al 15esimo posto per numero totale di abusi rilevati (per capirci, al 20esimo posto c’è il Friuli Venezia Giulia).

Ma quale depurazione

Nell’isola infatti sono state accertate 17 infrazioni, che hanno portato a 87 denunce e 14 sequestri. Il primo dato nazionale, per opportuni raffronti, è quello del Lazio, con 134 infrazioni, 121 denunce e 17 sequestri. “La lettura di questi primi 8 mesi di applicazione della legge 68 da parte delle forze dell’ordine e della magistratura – si legge nel report – consente di delineare anche una sorta di “classificazione” dei settori più esposti alle pratiche illecite. È il caso della depurazione, dove ai controlli degli inquirenti si sono accompagnate negli ultimi mesi numerosissime violazioni della legge, con un alto ricorso alle prescrizioni”.

I comuni fuorilegge

In tal senso la Sicilia c’è. “Stesso scenario di impianti di depurazione fatiscenti o non funzionanti in Sicilia – si legge nel rapporto -, dove solo tra Agrigento e Sciacca negli ultimi mesi sono stati messi i sigilli a 5 depuratori, a Ribera, Licata, Agrigento, Villaggio Mosè e, in ultimo, Cattolica Eraclea (mancherebbero Palma di Montechiaro e Favara, sempre nell’Agrigentino ndr).

A Tusa (Me) nel novembre 2015 sono stati gli agenti del commissariato di Pubblica sicurezza di Sant’Agata Militello a intervenire sul depuratore locale, la cui gestione è risultata fuori legge”.

Non sono questi comunque gli unici impianti siciliani in queste condizioni: il 63% dei depuratori dell’Isola per i centri sopra i 15mila abitanti rientrava nella procedura di infrazione europea 2004/2034 e, nel luglio 2015, Goletta Verde sostenne che su 26 campionamenti realizzati in mare, a largo delle foci dei fiumi, 18 presentavano una “carica batterica superiore alle soglie di legge”.

L’attività di controllo ha riguardato, comunque, anche il settore dei rifiuti.

Il Noe di Palermo, ad esempio, ha denunciato il legale rappresentante di un impianto di recupero di rifiuti per “inosservanza dei limiti quantitativi di messa in riserva e per le modalità di conduzione dell’impianto (in difformità rispetto al progetto autorizzato)”, mentre la Polizia di Stato, sempre a Sant’Agata Militello ha posto sotto sequestro “rifiuti speciali pericolosi e non, prodotti da un cantiere nautico nel comune di Torrenova privo di autorizzazioni ambientali. Due le persone denunciate”.

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