Indegnità di premio

Secondo il deputato molti dei dodici milioni di euro liquidati non hanno motivo di sussistere. Il fascicolo aperto dalla Procura di Palermo i cui effetti si stanno allargando a tappeto anche nelle ex Province. Il caso Messina

MESSINA. Da Agrigento, a Palermo, a Messina, a Siracusa dilagano le inchieste sulla “gettonopoli”: solo nella città di Archimede sono più di quaranta gli indagati.

E se all’Ars, nei rimborsi si  mettevano anche scontrini per fumetti e profumi regalati alle consorti e ora molti deputati  stanno andando a giudizio per le  spese “allegre” dei gruppi, dall’Udc Rudy Maira all’ex forzista Innocenzo Leontini, ora la  denuncia del consigliere pentastellato Giorgio Ciaccio ha aperto il fronte delle “indennità di premio” ai dirigenti regionali, sui quali la Procura di Palermo ha  aperto un fascicolo i cui effetti si stanno allargando in tutti i gangli  dell’amministrazione regionali e nelle ex Province: molti enti tremano per i controlli a tappeto che sono già scattati in tutta l’Isola.

Secondo Ciaccio molti dei dodici  milioni di euro liquidati ai dirigenti  regionali non hanno motivo di  sussistere: nelle relazioni allegate per l’indennità di posizione vengono citate anche le e-mail   spedite per motivi d’ufficio.

Quanto ci costa Palazzo Zanca

Ma quale è la situazione a Messina, altra città per al quale una manciata di consiglieri comunali sono stati costretti dal giudice alla firma coatta?

A Palazzo Zanca si registra la situazione più incresciosa: i ventuno dirigenti che costano 2 milioni e 600mila euro l’anno, con una media di stipendio che si attesta sui centomila euro, hanno continuato a percepire il 15% dell’indennità di risultato, anche se l’organismo indipendente di valutazione, previsto dalla legge, non è stato rinnovato dal 2011.

Di più: i dirigenti hanno fatto ricorso al Tribunale per farsi riconoscere dal giudice la parte mancante e quella variabile. Ma su quali presupposti se il lavoro svolto non è stato giudicato?

Su questi temi anche la Corte dei Conti ha puntato l’attenzione, in occasione del piano di contrattualizzazione dei precari, curato dal segretario generale dell’ente Antonio le Donne, per alcuni dei quali è stato proposto un aumento dell’orario di lavoro da 21 ore settimanali a 32.

L’adozione del provvedimento, entro il 31 dicembre dell’anno scorso, si è però rivelata una beffa: ha tagliato fuori il Comune di Messina dal contributo assegnato poi dalla Regione per i piani di stabilizzazione adottati dopo quella data.

A proposito di obiettivi

La liquidazione delle indennità di premio ai dirigenti, prevista dalla legge, aveva scatenato polemiche perchè erano gli stessi a fissare gli obiettivo che poi dichiaravano avere raggiunto spesso al 100%.

Ora il Comune ha deciso di dotarsi di un nuovo organismo indipendente di valutazione, chiamando a coordinarlo Ninni Artemisia, già componente del comitato “Indietronononsitorna”, dal quale si è dimesso, che già ha svolto questo ruolo anche per conto dell’azienda Ospedaliera Piemonte-Papardo.

Ad affiancare Artemisia sarà anche il segretario generale della Provincia di Messina, Maria Angela Caponetti, 54 anni, già valutata con un 100% di risultato per il suo lavoro a Palazzo dei Leoni.

L’organismo, nonostante Ninni Artemisia abbia dichiarato di volere donare il suo compenso a una associazione di beneficenza che promuove una borsa di studio sui controlli gestionali e contabili degli enti, non si può però ancora insediare perché il Comune è ancora sprovvisto di bilancio di previsione del 2015, una situazione difficile che costringe l’ente a fare fronte solo alle spese urgenti e indifferibili, in attesa di conoscere il parere definitivo sul piano di riequilibrio proposto dall’assessore al Bilancio Guido Signorino al Ministero dell’economia, sul quale pare pesino nubi minacciose.

Le funzioni pubbliche dei sindacati, Cisl, Cgil e Uil, hanno chiesto un incontro al direttore generale Antonio Le Donne, che svolge anche il ruolo di segretario, assommando cariche ed emolumenti, per affrontare la scottante tematiche degli integrativi.

Il clima non è però dei più sereni perché tra segretario e dirigenti si è instaurato un braccio di ferro che ha già determinato lettere di protesta da parte del sindacato dei dirigenti comunali all’Anticorruzione, l’organismo guidato dal magistrato Raffaele Cantone.

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