Tesseramento Pd, la commissione di garanzia provinciale annulla mille tessere “sospette”

La commissione di garanzia provinciale ha passato al “setaccio” elenchi, ricorsi e anagrafiche di 4518 richieste di tesseramento, che si sono trasformate, al termine del vaglio, in appena 3.529, ovvero solo trecento in più del dato del 2014, quando i tesserati furono 3.216

Partito Democratico, “saltano” circa mille tessere per l’anno 2015 perché realizzate in modo difforme dalle regole previste dal partito.

Questo l’esito clamoroso registrato nella provincia di Agrigento al termine dell’attività condotta dalla commissione di garanzia provinciale, che ha passato al “setaccio” elenchi, ricorsi e anagrafiche di 4518 richieste di tesseramento, che si sono trasformate, al termine del vaglio, in appena 3.529, ovvero solo trecento in più del dato del 2014, quando i tesserati furono 3.216.

Tre i principi applicati nell’individuazione delle tessere valide: la presenza del pagamento della stessa, l’eventuale impegno politico o amministrativo del soggetto richiedente (che non può essere in contrasto con il partito) e la “spontaneità” del tesseramento stesso.

Questo aspetto è codificato in particolare al punto 8 del regolamento del Pd che prescrive come “l’iscrizione avviene presso la sede del circolo mediante la sottoscrizione e il ritiro della tessera”.

Quindi non è possibile l’esistenza di “pacchetti” di tessere, come avvenuto in passato e ripetutosi quest’anno ad esempio a Porto Empedocle, dove come è noto, è stato del tutto annullato il tesseramento (oltre 320 tessere in totale) perché alla commissione è risultata la presenza appunto di elenchi di nominativi, provenienti tra l’altro ognuno da una delle due “anime” del partito a livello locale e seguite, ognuna, da una lettera-esposto.

Pesantissimo, inoltre, il dato di Palma di Montechiaro, dove sono state annullate circa 230 tessere, ratificandone solo 76.

In questo caso, così come in quello di Camastra (solo 21 tessere validate su 78), stando a indiscrezioni giornalistiche riportate mai smentite, c’era la partecipazione di ambienti vicini ad un consigliere comunale di Palma di Montechiaro tra le fila di Forza Italia.

A Realmonte, punto di partenza dell’ “incendio” mediatico che si appiccò a livello siciliano sulla presenza di “cuffariani” (il tutto con l’ormai celebre lettera dell’“anziano compagno”) tra le fila del Pd, invece, sono state annullate 82 tessere, confermandone invece 117, ovvero quelle rilasciate formalmente dal circolo.

Tra gli “epurati” anche alcuni consiglieri comunali di opposizione al Pd. Oltre 150 tessere sono state invece annullate a Canicattì, dove ne sono state confermate solo 250 su oltre 400.
Annullate anche le tessere realizzate attraverso un “tesseramento parallelo” a Cammarata, nell’ordine di una sessantina.

Chi ha vinto e chi ha perso? Stando a quanto si mormora all’interno del partito ad uscire sconfitto da questo confronto è stato il fronte dei Faraoniani, che avevano tentato quanto era invece riuscito benissimo ai renziani nel 2013, quando il numero dei tesserati, ad Agrigento, fu di quasi settemila unità, “imbarcando” di tutto, dagli esponenti provenienti dalla destra storica ai Berlusconiani.

Pacchetti di voti che, poi, si è rilevato in gran parte essere stati comprati senza alcun corrispettivo economico, tanto che la segreteria provinciale, in questi mesi, ha avviato un processo di recupero coattivo delle somme.

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