Turismo, nei borghi siciliani è boom di visite. Ma sono in gran parte presenze “mordi e fuggi”

Emerge un quadro contraddittorio dalle statistiche sul turismo nei 18 centri siciliani che fanno parte del club “I Borghi più belli d’Italia”: il trend è caratterizzato da tanti visitatori e poche permanenze, anche per via della carenza di strutture ricettive. E anche raccogliere dati attendibili è un problema

Per Salvatore Bartolotta, coordinatore regionale del club “I Borghi più belli d’Italia” e vicesindaco di Novara di Sicilia, il problema si riassume in tre parole. Carenza di strutture. Avere nei 18 centri più alberghi e più bed & breakfast potrebbe significare fare il salto di qualità.

Ma soltanto Gangi e Cefalù, ovvero due borghi su 18, riescono in questo momento a offrire ai turisti la possibilità di trascorrere in maniera piacevole un soggiorno all’interno delle mura cittadine.

In tutti gli altri centri, ci si accontenta di mettere a disposizione dei visitatori quel che c’è.

In base ai dati aggiornati a inizio aprile in possesso dell’Osservatorio turistico della Regione emerge con chiarezza che le strutture ricettive dei 18 borghi sono del tutto al di sotto delle necessità.

Meno di quindicimila posti letto complessivi tra alberghi, esercizi complementari e alloggi privati in affitto.

Con un inevitabile riflesso sulle performance: nel 2015 i borghi siciliani hanno totalizzato 604.000 pernottamenti totali, circa 72.000 in meno di quelli fatturati nel 2014 nella sola Otranto, in provincia di Lecce.

In più, a decidere di trascorrere un soggiorno nei 18 centri del club sono in netta prevalenza turisti stranieri, in maggior parte di nazionalità francese, seguiti da tedeschi e inglesi.

Non tutti gli operatori del settore in Sicilia, siano essi albergatori, gestori di b&b o affittacamere, forniscono dati sulla loro attività nei tempi e nei modi dovuti all’Osservatorio della Regione: di conseguenza, non tutte le statistiche che l’Ente possiede sono aggiornate e attendibili.

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