Antigone, il rifiuto dell’ingiustizia e una polis che ha sempre più bisogno delle donne

Si torna a scrivere su Antigone, la donna emblema del coraggio e della necessità di ribellarsi alle legge ingiuste e inumane. La storia analizzata con le lenti della psicologia della Gestalt per riflettere sulla necessità di una società “più femmina”

PALERMO. La storia di Antigone, protagonista dell’omonima tragedia di Sofocle, è nota: Antigone, contravvenendo alla volontà di Creonte, re di Tebe, dà sepoltura al cadavere del fratello Polinice.

Scoperta, viene condannata a vivere reclusa in una grotta, dove però la donna si uccide. Al suo suicidio, seguono quello del fidanzato Emone e di Euridice, rispettivamente figlio e moglie di Creonte, che dunque alla fine maledice la sua testarda stoltezza.

Su Antigone, emblema del coraggio e della necessità di ribellarsi alle leggi ingiuste e inumane, hanno scritto autori del calibro di Brecht, poeti come Mario Luzi, stimati giuristi contemporanei come Gustavo Zagrebelsky.

Perchè scriverne ancora? Il contributo originale del saggio di Giovanni Salonia La Grazia dell’Audacia (Il Pozzo di Giacobbe, Trapani, 2012, €8) consiste, come recita il sottotitolo del libro, nel proporre una lettura gestaltica dell’Antigone: nell’analizzarne cioè la vicenda anche con le lenti della Psicologia della Gestalt.

Sin dalle sue origini, con Paul Goodman la Gestalt Therapy ci invita a rifiutare ogni potere tronfio e arbitrario, perchè l’autorità esercitata al di fuori delle relazioni è fonte di infelicità e smarrimento.

Infatti, come sottolinea nella prefazione Antonio Sichera: “Solo se condivisa e costituita nel contatto, l’autorità esercita un potere riconosciuto e liberante”.

La Gestalt Therapy, continua Sichera, si oppone “ad una configurazione della politica (…) quale mondo vitale in cui si imponga la legge del più forte e la creatività sia colpevolmente conculcata”; ”a un fondamento del potere (…) che fa dell’altro un territorio di conquista e lo deforma, lo blocca fino a ridurlo ad una cosa inerte, privandolo cioè del moto della vita e dell’anima vivificante”.

Un problema di genere

In quest’ottica, nelle pagine intense e vibranti dedicate alla vicenda di Antigone – il libretto ha in tutto 77 pagine, che comprendono anche una ricca bibliografia e il testo integrale della tragedia di Sofocle tradotto da Margherita Pisana – lo psicoterapeuta Giovanni Salonia, direttore dell’Istituto Gestalt Therapy Kairòs, ci offre intuizioni preziose per fondare una società finalizzata alla realizzazione e custodia dell’ordo amoris.

L’autore si chiede intanto se la hybris di Creonte, la sua arroganza cieca e ostinata, non sia anche un problema di genere: citando Hanna Arendt e Adriana Cavarero, ribadisce che “la comunità ha bisogno della donna per una polis nella quale sia affermato il carattere relazionale dell’esistere, del con-vivere; poiché “la separazione fra donna/casa e maschio/città, nella storia e nel pensiero occidentale, si è declinata come demarcazione tra la donna che dà la vita e il maschio che genera morte”.

Una straordinaria modernità

Allora la straordinaria modernità di Antigone “sta nell’aver compiuto il passo dalla casa alla città”: perché, come Sofocle aveva intuito, una società senza donne “è come un corpo senza utero, incapace di accogliere la vita e quindi orientato verso la morte e la barbarie”.

L’autore non trascura i riferimenti alla figura biblica di Eva, donata ad Adamo come aiuto di fronte, ‘contro’ di lui, e sottolinea con Edith Stein la resistenza come “destino” della donna: Antigone è l’icona delle donne che resistono al potere ingiusto per dar vita a relazioni genuine e integre, a società che apprendano la legge iscritta nel corpo di ogni donna: “Sono nata non per odiare, ma per amare (verso 523).

La questione femminile

Salonia offre dunque la chiave per affrontare radicalmente la questione femminile (e maschile!) e, suggerendo un’autentica e feconda comunione tra ‘registri’ maschili e femminili, ci fa sognare un futuro diverso, più luminoso e creativo, caratterizzato dalla presenza paritaria di uomini e donne nell’oikos e nella polis: “Si tratta (…) di cambiare radicalmente le forme del vivere insieme tra donna e uomo nella città e nella casa: si tratta di avviarsi verso un reciproco, rispettoso, costitutivo e interessato ascolto dell’altro.”

Mettersi in discussione e ascoltarsi reciprocamente, imparando “l’umiltà relazionale”; rifiutare il pensiero unico e accogliere il pensiero duale e plurale, come ci suggeriva Luce Irigaray, diventano dunque necessità esistenziali e sociali insieme, nella nostra post-modernità in cui, come ai tempi di Sofocle, gli dei sono ormai diventati silenziosi.

Allora, conclude profeticamente Salonia: “L’ordo amoris richiede di ripensare la donna nella città e l’uomo nella casa. Quando la città, le civiltà saranno pensate (…) al ‘femminile-maschile’ scopriremo possibilità inedite di risposta alle domande della polis: come coniugare gli interessi degli uni con quelli degli altri? E’ ovvio che questo richiede che la presenza della donna non sia episodica o aggiuntiva, ma venga percepita come costitutiva del pensiero politico. Perchè non è la donna ad avere bisogno di andare nella polis per realizzare pienamente se stessa, ma è la polis che ha necessità della donna per diventare (più) umana.”

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