I Casali di Messina, storia e arte vive nella memoria storica della città

Quarantotto complessi rurali posti tra i monti e le valli dei Peloritani venduti per finanziare gli alti costi della costruzione della Cittadella. I Casali di Messina, storia di un Patrimonio da recuperare. Almeno nella memoria

MESSINA. I Casali di Messina altro non erano che complessi rurali privi di mura posti tra i monti e le valli dei Peloritani percorse dalle fiumare.

Di essi si era già occupato nel 1995 Franco Chillemi nel suo volume “I Casali di Messina. Strutture urbane e patrimonio artistico, indagando su quest’aspetto, in generale negletto, del territorio messinese.

Esce adesso (2015), dello stesso autore, per i tipi della Libreria Ciofalo Editrice, “Messina. I quarantotto casali”, che si giova di una lucida introduzione di Giovanni Molonia sulla storia di questi che erano, fino alla secentesca rivolta antispagnola, con la quale iniziò la decadenza di Messina, come egli scrive, “diretti possedimenti della città che da essi traeva sostentamento, finendo, proprio per gli infausti esiti della rivolta stessa, con l’essere “venduti per finanziare gli alti costi della costruzione della Cittadella”.

Iniziò, dunque, così la loro decadenza, continuata fino ai nostri giorni, che ne fece sostanzialmente “serbatoi di forza-lavoro per le esigenze della città”.

Proprio su questo processo di trasformazione punta il suo sguardo Chillemi, effettuando un vero e proprio censimento storico-artistico dei Casali messinesi, consapevole che essi rappresentano, come, a sua volta lo studioso nota, “parte notevole della memoria storica cittadina” ed effettuando uno studio diretto che gli consente, fra l’altro, proprio un sintetico, utilissimo censimento del patrimonio culturale dei luoghi in questione.

Egli così pone rimedio proprio alla scarsa attenzione fin qui riservata nel nostro Paese agli insediamenti rurali e, in genere, al territorio extra-urbano: nel caso di Messina, è possibile pure così rimediare al forte dislivello esistente fra il limitato interesse degli studiosi per il territorio rispetto a quello riservato, invece, alla città.

L’opera è suddivisa in cinque parti: la prima tratta degli insediamenti storici e dell’organizzazione del territorio; la seconda dei casali litoranei che seguono la via Consolare Pompea (Paradiso, Contemplazione, Pace, S. Agata, Ganzirri, Torre Faro e poi da Mortelle a Divieto); la terza di quelli collinari (a partire da Gravitelli e Scoppo, fino a Salice e Gesso, senza trascurare le zone che vanno da Giostra a Scala Ritiro, quelle della valle dell’Annunziata e poi Sperone, Faro, Curcuraci, Castanea e le Masse); la quarta dei casali litoranei che seguono la via Consolare Valeria (dal Gran Camposanto a Giampilieri Marina, comprendendo Gazzi, Contesse, Pistunina, Tremestieri, Mili Marina); la quinta dei casali collinari di Mezzogiorno (valli di Camaro, S. Filippo, Zaffaria, Larderia, S. Stefano, ma anche Santo Bordonaro, Cumia, Mili, Galati, Pezzolo, Briga, Giampilieri, Molino e Altolia).

Curato da Molonia

Si tratta, come si può vedere da questo sommario, non solo di un’opera di grande mole (più di cinquecento pagine), ma anche di straordinario impegno: essa è pure dotata di numerosissime immagini, che consentono al lettore di immedesimarsi nello scritto e di gustarlo pienamente, mentre le precise note, conferiscono scientificità al testo e l’indice dei nomi, curato ancora da Giovanni Molonia, consente ogni tipo di ricerca.

È un volume questo certamente meritevole della più ampia diffusione tra coloro che amano la storia e le bellezze artistiche, che testimonia, ancora una volta, come non tutto sia finito con il terremoto del 1908 e che un’oculata e sensibile amministrazione cittadina dovrebbe essere in grado di rendere tutto ciò fruibile ai turisti, ma anche (e forse soprattutto) agli ignari Messinesi, istituendo adeguati itinerari.

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