Operazione Il Padrino, dure condanne per cinque esponenti del gruppo mafioso “emergente”

Secondo l’accusa i cinque esponenti del gruppo mafioso “emergente” sulla fascia tirrenica della provincia tra Spadafora e Villafranca Tirrena avevano approfittato di un momentaneo “vuoto di potere” nell’ambiente della criminalità organizzata per tentare di imporre la propria supremazia sul territorio. La sentenza: 5 condanne per complessivi 40 anni di carcere

Portata a termine nell’ottobre del 2014 su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, l’operazione “Il Padrino” aveva svelato l’esistenza di un’organizzazione criminale operante sulla fascia tirrenica della provincia tra Spadafora, Rometta, Saponara e Villafranca, gli esponenti della quale si erano già specializzati nelle attività tipiche di una cosca che vuole affermare la propria supremazia sul territorio.

Con le imputazioni di associazione mafiosa, danneggiamento, incendio, minaccia, incendio boschivo, estorsione, rapina e favoreggiamento i Carabinieri avevano quindi fatto scattare le manette ai polsi di cinque persone: dalla ricostruzione degli inquirenti è emerso che i componenti del sodalizio criminale avessero approfittato di un momentaneo “vuoto di potere” nell’ambito delle gerarchie criminali della zona per tentare una vera e propria scalata ai vertici.

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Ieri è arrivata la sentenza di primo grado: Francesco Santamaria (detto “padrino” e leader della banda) è stato condannato alla pena di 9 anni ed 8 mesi, Domenico Smedile a 7 anni e 8 mesi ed una multa di 6.000 euro, Sergio Mavilia a 9 anni e 4 mesi e 7.300 euro di multa, Pasquale Corrado 7 anni e 6 mesi e 5.000 euro di multa, Tindaro Talarico è stato condannato alla pena di 6 anni.

Hanno difeso i legali Antonello Scordo, Maria Puliatti, Giovanni Laresca, Rita Pandolfino, Antonella Di Maio, Pietro Pollicino e Giuseppe Marra.

A sostenere l’ accusa è stata invece il pubblico ministero della Dda Maria Pellegrino.

Nell’operazione dell’ottobre 2014 era stata tratta in arresto anche Elvira Fassi, all’epoca 21enne, fidanzata del Mavilia: per la ragazza, non ritenuta organica al clan, vennero disposti gli arresti domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico.

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