Messina, le mani della mafia sui beni confiscati: 24 arresti all’alba nell’operazione Totem

Lidi, ristoranti, discoteche e sale scommesse costituivano la cassaforte di uno dei più potenti clan della mafia messinese, il clan Giostra, azzerato all’alba di oggi nel corso dell’operazione Totem effettuata da Polizia e Carabinieri: eseguiti 24 provvedimenti emessi dal gip di Messina Monica Marino su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia

Fonte web

L’amministratore giudiziario “amico” consentiva loro di continuare a gestire di fatto due imprese confiscate da quattro anni, l’ingegnere metteva al servizio del clan le sue capacità manageriali per la conduzione di discoteche e stabilimenti balneari.

Lidi, ristoranti, discoteche e sale scommesse costituivano la cassaforte di uno dei più potenti clan della mafia messinese, il clan Giostra, azzerato all’alba di oggi da una operazione congiunta di polizia e carabinieri che hanno eseguito 24 provvedimenti emessi dal gip di Messina Monica Marino su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia, Maria Pellegrino, Liliana Todaro e Fabrizio Monaco.

Ventitre gli ordini di custodia cautelare in carcere, tre gli arresti domiciliari, mentre nei confronti del più eccellente degli indagati, l’avvocato messinese Giovanni Bonanno, il gip ha ritenuto di applicare la misura dell’ordine di comparizione davanti alla polizia giudiziaria.

Proprio la capacità del clan di continuare a controllare anche i proventi delle attività confiscate è l’elemento di maggiore interesse dell’inchiesta nella quale i pm della Dda hanno fatto confluire le risultanze di due indagini che i carabinieri del Comando provinciale di Messina e gli investigatori della squadra mobile hanno condotto in maniera del tutto autonoma documentando gli assetti organizzativi di vertice e i ruoli dei singoli esponenti del clan sia nella gestione di attività imprenditoriali intestate a prestanome sia nel settore delle scommesse illecite.

In particolare l’inchiesta ha accertato come la cosca di Giostra potesse contare sulla complicità dell’avvocato Bonanno, incaricato dell’amministrazione giudiziaria di due imprese confiscate nel 2012, lo stabilimento balneare “Al pilone” e la società di distribuzione di videopoker “Eurogiochi”, mentre alle capacità manageriali di un professionista, Antonio D’Arrigo, agli arresti domiciliari era affidata l’effettiva conduzione della discoteca “Il Glam” e di alcuni stabilimenti balneari tutti riconducibili al clan anche se intestati ad insospettabili. Ai domiciliari anche il vicepresidente del Messina Calcio, Pietro Gugliotta.

Alcuni esponenti del clan Giostra, poi, avevano messo su un vero e proprio network di imprese apparentemente legali ma sprovviste dei requisiti prescritti per operare nel mercato dei giochi online, raccoglievano le puntate e pagavano le vincite utilizzando server con sedi all’estero.

Gli introiti venivano poi reinvestiti nell’acquisto di videopoker, totem e slot-machine che venivano modificati con l’installazione di software illegali. I proventi delle attività illegali venivano però reinvestiti anche in ristoranti, pub e discoteche, alcuni dei quali affidati alla gestione di Maddalena Cuscinà, moglie del boss Luigi Tibia.

Il gip ha contestualmente ordinato il sequestro di molte attività, tra cui il campo di calcetto “Casa Pia” di via Placida, il ristorante “Sapori del Mattino” di via Manzoni, il lido balneare di Mortelle, la stalla della scuderia Bellavista e le attrezzature di 22 sale giochi e centri scommesse, tra cui “Biliardi sport”, “Internet point mania” e “Betyitaly”.

Capo del gruppo criminale di Giostra Luigi Tibia, nipote del boss detenuto Luigi Galli.

Tibia sarebbe riuscito ad ottenere per la stagione estiva 2014 la gestione del lido-piscina del complesso turistico “Giardino delle Palme” di Mortelle grazie all’appoggio del commissario liquidatore della società Pietro Gugliotta, oggi vicepresidente della società Calcio Messina.

Di particolare interesse anche la figura dell’imprenditore Carlo Smiraglia che avrebbe messo a disposizione del clan di Giostra le sue risorse economiche, assumendo personale segnalato dalla cosca e finanziando le scommesse relative alle corse clandestine di cavalli, uno dei business controllati dal clan Giostra. I cavalli venivano dopati e fatti correre in condizioni di estrema pericolosità, oltre che maltrattati.

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