Assunzioni ex dipendenti Feluca, Le Donne e Accorinti «segnalati» alla Procura della Repubblica

Sedici amministratori, tra cui il sindaco Renato Accorinti e il segretario generale Antonio Le Donne, segnalati in un corposo fascicolo dell’Ispettorato del Lavoro alla Procura della Repubblica con l’accusa di abuso d’ufficio e danno erariale per l’assunzione irregolare dei dipendenti della ex partecipata Feluca spa all’Amam, dove ne sono finiti 14, e all’Atm, dove ne sono stati assunti 2

Sedici amministratori, tra cui il sindaco Renato Accorinti e il segretario generale Antonio Le Donne, sono stati segnalati in un corposo fascicolo dell’Ispettorato del Lavoro alla Procura della Repubblica con l’accusa di abuso d’ufficio e danno erariale per l’assunzione irregolare dei dipendenti della ex società partecipata Feluca spa all’Amam, dove ne sono finiti 14, e all’Atm, dove ne sono stati assunti due.

L’indagine è scattata a seguito della denuncia di una dipendente di Feluca, Eliana De Leo, che non si è vista riconoscere la qualifica rispetto ad altri, ha accertato un numero impressionante di false attestazioni: dalla dichiarazione, con una parere pro veritate del direttore generale Antonio Le Donne, che Feluca fosse una società “controllata” dal Comune, quando Palazzo Zanca deteneva solo il 29% delle quote, alla falsa attestazione in delibera che l’assunzione dei dipendenti non avrebbe comportato alcun costo: solo per il 2014 è stato accertato un danno di quasi 500mila euro, relativo a stipendi erogati e oneri sociali, che ora saranno chiamati a pagare in solido gli amministratori che hanno firmato la delibera 760 del 9 ottobre 2014: tra questi anche Guido Signorino, che l’ha proposta, e alcuni assessori allora in carica come Panarello e Cucinotta, forse ignari di cosa fossero chiamati a firmare.

Le trame, sotterranee alla contestata assunzione, sono state raccontate agli ispettori da alcuni funzionari Amam: l’ex direttore generale La Rosa e il ragioniere del Comune si sono rifiutati di apporre il visto di legittimità.

Anomalie rilevate anche dalla Corte dei Conti e dai revisori dei Conti del Comune di Messina che hanno sollevato più di un dubbio sulle modalità che il Comune ha deciso di seguire in questa particolare circostanza che assume connotati clientelari da fare arrossire i protagonisti politici della Prima Repubblica.

Di più: l’ispettorato del Lavoro in una conferenza di sevizi cui ha partecipato l’assessore De Cola oltre che il presidente dell’Amam in carica Leonardo Termine, aveva indicato il percorso di legge da seguire.

Ma un piano predisposto dal city manager Antonio Le Donne ha dato indicazioni diverse da quelle che impone la legge, l’evidenza pubblica, che non ammette deroghe: è stato omesso il fatto che i dipendenti Feluca fossero usciti dal bacino del precariato, che fossero stati licenziati e che avessero goduto di un lungo periodo di indennità di disoccupazione.

Un fatto che ha ammesso di fronte alle contestazioni anche il liquidatore della società, Domenico Santamaura, denunciato alla Procura, che in sede di contraddittorio ha lasciato intendere che l’ordine e la volontà di assumere per chiamata diretta proveniva, non dai tecnici, ma dalla politica: alcuni dei dipendenti della Feluca spa hanno infatti prestato servizio nella segreteria del presidente Udc Gianpiero D’Alia.

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