Sud Italia: in scena il 1° Maggio del “non lavoro”

Primo Maggio? Ci sarà poco da festeggiare per il Sud Italia. Secondo i dati diffusi da Eurostat, nel 2016, 5 regioni italiane hanno fatto registrare un tasso di disoccupazione doppio (oltre il 17,2%) rispetto alla media Ue, che si attesta sul 8,6%. Si tratta delle solite note: la Calabria con il 23,2%, la Sicilia con il 22,1%, la Campania con il 20,4%, la Puglia con il 19,4% e la Sardegna con il 17,3%, che si vanno ad aggiungere a 13 territori greci, 10 spagnoli e 5 francesi d’ oltremare. Il territorio meno occupato in assoluto è quello di Dytki Macedonia in Grecia, con un tasso di disoccupazione pari al 31,3%.                                                                       In tema di disoccupazione giovanile, sempre in ottica italiana, la situazione sta assumendo connotati tragici. Capofila è ancora la Calabria, che nel 2016 ha fatto registrare il 58,7%. Peggio solo le spagnole Ceuta (69,1%) e Melilla (63,3%), situate in terra d’ Africa. Seguono l’ Andalusia (57,9%), l’immancabile Sicilia con il 57,2% (si piazza in quinta posizione) e la Sardegna che con il 56,3% è sesta.                  Non fanno sorridere neanche le cifre in cima alla classifica. La provincia autonoma di Bolzano, con un tasso di disoccupazione del 3,7%, è l’ unico territorio italiano a rientrare nel gruppo delle 60 regioni europee con una percentuale di disoccupazione inferiore alla media Ue. Il tasso più basso in assoluto è quello di Niederbayern (Germania) con il 2,1%.

I dati Eurostat sono anche il sintomo del fallimento delle politiche rivolte all’ occupazione, specialmente quella giovanile. La Sicilia è la regione con il maggior numero di under 30 aderenti al progetto di Garanzia Giovani, con una percentuale del 15%, pari a 179.132 unità. Seguono la Campania e la Lombardia. Alla fine del 2016, sono stati 126.977 i ragazzi presi in carico dai servizi accreditati. Un’ottimo risultato? Non proprio. L’iniziativa, nata con l’intento di abbassare il tasso di disoccupazione e di aumentare le possibilità di lavoro tra i giovani, non sembra avere funzionato a dovere. Pochi profitti e tantissime lamentele. Ma ciò che più preoccupa è che, in quasi nessun caso ai tirocini e agli stage hanno fatto seguito delle assunzioni a tempo indeterminato (solo il 5% è riuscito a trovare un lavoro stabile). A questo bisogna aggiungere la questione dei ritardi nelle convocazioni a colloquio e soprattutto nei pagamenti: fino a 6 d’attesa per ricevere una mensilità. Molti giovani infatti, hanno preferito abbandonare il progetto e le adesioni per l’edizione 2017 risultano in netto calo.

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