Economia, la Sicilia resta indietro. Parola di Svimez

CATANIA. Il vicedirettore della Svimez, Giuseppe Provenzano, ha partecipato lo scorso venerdi ad un seminario sul tema “Perché il Sud è rimasto indietro? Promozione e sviluppo del nostro territorio” che si è tenuto presso l’Aula Magna del Rettorato di Catania. L’iniziativa è stata organizzata dal Distretto dei Lions Clubs della quarta e quinta circoscrizione della città etnea. Le relazioni, oltre a Provenzano, sono state affidate al professor Emanuele Felice, alla professoressa Leandra D’Antone, al presidente dell’Enac Vito Riggio, al CEO di StMicroelectronis Pasquale Pistorio, al dottor Francesco David della Banca d’Italia di Palermo, al professor Antonello Eugenio Scorcu, al Presidente della federazione nazionale agrumicola Confagricoltura Gerardo Diana, al sindaco di Catania Enzo Bianco e, a conclusione dei lavori, al vice ministro dell’Economia Enrico Morando. I lavori sono stati introdotti dall’ordinario di Scienza delle Finanze dell’Università di Catania professor Giacomo Pignataro.

SVILUPPO MANCATO. Provenzano ha portato all’incontro l’analisi della sua associazione. “Nel 2015 la Sicilia con 30 mila occupati in più cresceva ad un tasso maggiore rispetto al resto del Mezzogiorno, ma nel 2016 l’Isola si è fermata, l’occupazione ha frenato, mentre il Sud ha ripreso la corsa per uscire dalla crisi e cresce più velocemente. La regione resta indietro: non ha saputo sfruttare le opportunità del 2015 con i boom, soprattutto in agricoltura e nel turismo, che avevano fatto crescere l’occupazione”. Tra le cause dell’arretramento “il fatto che, se nel 2015 si è chiuso il precedente ciclo dei fondi Ue, nel 2016 non è partito quello nuovo, con il conseguente calo degli investimenti pubblici. Si sono usati progetti sponda per non perdere i fondi, ma così non si è aggiunto nulla di nuovo al territorio, mentre tarda l’avvio del nuovo ciclo. Occorre accelerare questa spesa per rendere competitivi i settori economici”.

CRITICITÀ. Il manifatturiero “dopo la crisi del 2007 non è riuscito a recuperare il gap, a riprendere le aree di crisi come Termini Imerese e perde competitività e occupazione”. Mentre nel turismo, “che aveva avuto un boom nel 2015 grazie alla crisi geopolitica nel Mediterraneo, non c’ è stata la capacità di fare ritornare quei visitatori. Non è solo questione di ricettività: mancano qualità dei servizi, dell’offerta e della mobilità, c’è incapacità di valorizzare e rendere fruibili i beni culturali. Insomma, rendere attrattivo il territorio”. Mancano le filiere, dall’agricoltura all’industria, con “tante imprese piccolissime che restano eccellenze importanti ma non sono capaci di vendere i brand all’estero. Occorre la cooperazione fra le imprese per fare sistema, ma poi anche lo sviluppo della logistica, a partire dai porti, sui quali sono stati persi treni importantissimi”.

I DATI. Secondo la Svimez nel 2016 si sono persi 2.700 posti in agricoltura (-2,6%), 4.100 nell’industria (-3,2%), 6.400 in edilizia (-7%), per un totale di 13.200 occupati in meno (-4,8%); ci sono stati incrementi nel commercio, alberghi e ristoranti (+4.100, +1,3%) e nei servizi (+7.800, +1,1%) pari a +11.900 unità (+1,2%). Il saldo dà un calo di 1.300 posti (-0,1%). L’associazione osserva che cresce di pochissimo l’occupazione dei giovani fra i 15 e i 34 anni (200 posti, +0,1%), crolla quella fra i 35 e i 49 anni (-17.700 addetti, -3%) mentre aumenta il lavoro per gli over 50 (+16.300, +3,7%).

Antonio Domenico Bonaccorso

Giornalista pubblicista. Mi occupo di Rassegne Stampa, Monitoraggio Video&New Media, scrivo per 100Nove. Esperto in Comunicazione Pubblica. Ho troppe passioni, dalla Musica (bassista) al Teatro

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