L’omertà delle emozioni nel cinema di Fabio Mollo

Il regista reggino ha presentato a Messina il suo ultimo film «Il Padre d’Italia». L’incontro rientra tra gli appuntamenti del laboratorio permanente di scrittura cinematografica “De-Scrivere Cinema”.

Mentre lo ascolti, mentre sullo schermo scorrono alcune scene dei suoi film, provi una strana sensazione . Pensi al fatto che uno dei giovani registi più apprezzati in Italia e all’estero sia nato a pochi chilometri dalla tua città: anche per un ragazzo del profondo Sud è possibile fare cinema di qualità. Possibile, ma non facile, devi lasciare la tua terra: “Non avevo il coraggio di dire ai miei genitori che volevo fare il regista. Ho lasciato Reggio Calabria per studiare Scienze Politiche a Londra , ma mi ritrovavo sempre a frequentare le lezioni del dipartimento di Cinema. Alla fine mi sono laureato in Visual Theory: Film History e solo allora sono stato costretto a confessarlo ai miei genitori”.

Era una platea attenta e incantata quella che  lo scorso 2 maggio ha preso parte all’incontro con il regista Fabio Mollo e la sceneggiatrice Josella Porto  nell’Aula Magna della facoltà di Scienze Cognitive dell’Università di Messina.

Durante l’evento, organizzato dalla Messina Film Commission e coordinato dalla professoressa Alessia Cervini,  sono venute fuori una serie di aneddoti e curiosità che dovrebbero far riflettere tutti, soprattutto gli addetti al settore.

Come quello riguardante «Il Sud è niente», l’opera prima di Mollo, il film che lo ha consacrato a livello nazionale ed internazionale. Dopo averne letto la sceneggiatura , i produttori cinematografici italiani proprio non riuscivano a credere come fosse possibile raccontare una storia di mafia senza pistolettate: “Ma veramente volete girare al Sud un film sulla mafia senza mostrare nemmeno una pistola o una sparatoria?”. Proprio non riuscivano a credere, i produttori italiani, che esiste una mafia in grado di uccidere anche senza sparare: una mafia che ti uccide ogni giorno, senza ammazzarti mai. Sono dovuti andare in Francia, Fabio e Josella , per riuscire a realizzare il loro primo film. E’ stato grazie ai produttori indipendenti francesi Jean Denis Le Dinahet e Sébastien Msika, se «Il Sud è niente» ha visto la luce.

Miriam Karlkvist interpreta Grazia ne «Il Sud è niente»

Il film racconta il dolore muto di Grazia, il dolore provocato da un’assenza alla quale non riesce a rassegnarsi, non vuole rassegnarsi. Un dolore che nessuna parola riesce a descrivere, ci si può solo rifugiare nel silenzio, un silenzio assordante, una sorta di omertà delle emozioni. Muto è anche il dolore di Paolo, il protagonista de «Il padre d’Italia», secondo lungometraggio di Fabio Mollo interpretato da Luca Marinelli e Isabella Ragonese e prodotto da Donatella Botti .

Lui commesso, lei cantante, lui chiuso e silenzioso, lei esuberante ed esplosiva. Due persone diversissime, che si incontrano per caso e per caso si ritrovano ad affrontare un viaggio.  “Ma che c’è al Sud?” chiede Paolo  “Niente” risponde Mia. Un viaggio al contrario, all’indietro, che dal ricco e grigio Nord porta al povero e solare Sud,  fino a Reggio Calabria, fino a Messina . Verso le radici, verso il futuro.

Isabella Ragonesi in una scena de «Il padre d’Italia»

“Nel raccontare la storia dei due protagonisti abbiamo pensato (anche) a Loredana Bertè e Pier Paolo Pasolini, cosa sarebbe venuto fuori se i due avessero attraversato l’Italia insieme?”. Le canzoni della Bertè insieme alle musiche originali composte da Giorgio Giampà fanno parte della colonna sonora del film, impreziosita da una toccante versione di Nothing Arrived dei Villagers e un emozionante interpretazione di There Is a Light Never Goes Out dei The Smith eseguita proprio dalla Ragonese.

Luca Marinelli in una scena de «Il Padre d’Italia» sullo Stretto di Messina.

E’ una forte alchimia quella che lega Josella e Fabio: “Lavoriamo insieme da 13 anni. Ci siamo conosciuti al Centro Sperimentale. Entrambi allievi del corso di Paolo Virzì, quando ci hanno chiesto qual era il film che avremmo voluto girare, abbiamo dato entrambi la stessa risposta: Una giornata particolare di Ettore Scola. E, in fondo, Il padre d’Italia è  la storia di una giornata particolare dei nostri tempi. “Nei nostri film è fondamentale la fase di montaggio, prima o poi inseriremo anche il nome di Filippo Montemurro tra quelli degli sceneggiatori. Succede che durante il montaggio o durante le riprese, alcune parti della sceneggiatura vengano stravolte e altre scene che non erano previste vengano inserite”.

E’ successo ne «Il Sud è niente» nel quale tre pagine di sceneggiatura (“tre pagine bellissime…” sospira Josella) hanno lasciato spazio a una stupenda scena da ballo tra i due protagonisti: “ricordate il dialogo scritto in quelle tre pagine? Bene, pensate a quelle parole e ditevele senza parlare.” Succede anche ne «Il padre d’Italia» con la scena in cui Paolo e Mia, con abiti coloratissimi attraversano sorridenti le strade del paese tra gli sguardi sbigottiti di uomini tristi e donne vestite di nero. “Non era prevista, è stata un’idea che ci è venuta sul momento, insieme a Isabella e Luca ci siamo divertiti molto nel girarla.”

Una commedia drammatica, la definisce lo stesso Mollo. «Come fai a capire subito se una cosa che ti è capitata sia bella o brutta?» Già, come si fa? Come fai a capire se e quando sei pronto a diventare genitore? Come fai a capire se vuoi diventarlo, genitore.  Essere genitore fa parte dell’essere umano, ma siamo sicuri che decidere di non esserlo sia contro natura? Chi può dire cosa sia naturale e cosa non lo sia? «Ogni miracolo è contro natura per definizione».  Paolo e Mia  come Giuseppe e Maria. Paolo e Mia come noi, figli di un’ Italia che ha paura del futuro, noi che abbiamo paura di imparare a nuotare.  Pensiamo di sapere cosa sia giusto per noi, pensiamo di poter decidere cosa fare della nostra vita, ma spesso è la vita che decide per noi, sorprendendoci e costringendoci a crederci, nel futuro.

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