Come vola il made in Sicily

Per la prima volta le esportazioni delle Isole, Sicilia e Sardegna, volano in testa alla classifica nazionale.
L’Istat rivela che nei primi mesi del 2017 l’export italiano, registra una impennata del 9,9% nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2016.

A trainare le vendite nazionali all’estero per la prima volta sono le Isole (+50,6%), con la Sardegna che vola su del 79%, seguita dalla Sicilia (+37,6%) in segno positivo dopo quattro anni di segni negativi.
Ma quanto Vale tutto questo in numeri? Tanto. Da gennaio a marzo il “made in Sicily” registra un fatturato di 2,3 miliardi di euro contro 1,6 miliardi del primo trimestre dell’ anno precedente, e si è diffuso sia nei mercati dell’ area euro (+30,6%) sia in quelli extra Ue (+43,5%). A fare da volano l’ impennata di vendite di prodotti petroliferi raffinati (+60,5%) scattata a seguito dalle contingenze di mercato in Medio Oriente che hanno richiesto un potenziamento di produzione dalle raffinerie dell’area mediterranea centro-orientale. A dimostralo i dati della provincia di Siracusa, dove c’è il Polo petrolchimico più grande d’Europa, con +56,5%. Ma la vera sorpresa è che per la prima volta schizzano
in sù anche tutti gli altri settori manifatturieri siciliani (+41,5%) che finora scarsamente rappresentati sulla bilancia commerciale, come i prodotti dell’ estrazione mineraria (+38,7%), gli alimentari (+5,9%), i prodotti tessili (+223,1%), gli articoli in pelle (+25,2%), legno-cartastampa (+20,4%), i prodotti chimici (+70,3%), gli articoli farmaceutici (+20,4%), gli articoli in gomma (+45,2%), i metalli (+43,7%), i mezzi di trasporto (+25,2%), altri prodotti manifatturieri (+23,3%) fra cui i mobili (+28%).

In flessione invece le forniture di computer (-13%), apparecchi elettrici (-68,1%), apparecchi (-14%), prodotti del trattamento rifiuti (-37,8%). In questo senso si registra una vivacità tutta siciliana da intensificare, non solo verso i prodotti dell’agroalimentare, settore verso il quale anche il governo sta favorendo politiche si scambio verso la Cina, ma anche partnership commerciali nei Balcani per favorire l’espansione nell’Est Europa. Questo contesto si scontra poi con i dati preoccupanti della disoccupazione giovanile in Sicilia e la stagnazione di tutti i bandi per favorire la spesa e gli incentivi alle imprese, bloccate da procedure burocratiche che rallentano tutte le procedure.

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