Kolymbethra senza segreti

Sul progetto, il presidente nazionale del Fai e noto archeologo, Andrea Carandini, non usa mezze misure: sarà una delle iniziative di ricerca più costose e impegnative tra quelle che la sua associazione ha in corso. Obiettivo, scoprire la storia della Kolymbethra, giardino nella Valle dei Templi collocato dentro una gola di tufo che, come richiama il suo nome greco, fu una grande vasca, una piscina pubblica di magnificente opulenza, simbolo della potenza di Akragas.

Un luogo del sogno e della storia oggi gestito dal Fondo per l’Ambiente italiano del quale però fino a qualche tempo fa si possedevano solo testimonianze bibliografiche. Questo finché, durante gli interventi di manutenzione non sono apparse, sotto i  canneti, quelle che potrebbero essere le tracce di poderose
opere idrauliche. Ciò che è sopravvissuto nei secoli del sistema di gestione delle acque portate nella valle dagli ipogei provenienti dalle colline di Agrigento. Ipotesi oggi non suffragata da prove scientifiche, che dovranno essere ricercate. Così Fai è pronto a raccogliere le somme necessarie e mettere in campo uomini e mezzi per “riscoprire” quello che la storia oggi nasconde. “La Kolymbethra era ed è molto di più di un giardino – ha spiegato – . Non solo un bel paesaggio, ma
un luogo archeologico di enorme interesse, di cui parlano fonti molto importanti. E’ forse oggi il luogo archeologico del Mediterraneo più illustre e famoso ma
non adeguatamente approfondito”. La road map è tracciata: si partirà con i rilievi della valle che costituisce la Kolymbethra, un’attività analitica attraverso curve di livello che dovranno chiarire uno dei tanti punti oscuri, ovvero il come la grande vasca-giardino funzionava e soprattutto come la stessa si è evoluta nel tempo. Bisognerà conoscere, tra le altre cose, anche la fitta rete di canali che qui sboccano, alcuni dei quali tra l’altro si trovano su aree private non ancora oggetto di espropri. Fatto questo, si useranno tecniche non invasive come la magnotometria per individuare le strutture non visibili e, solo dopo, procedere agli scavi. Fase, quest’ultima, che sarà assolutamente impegnativa sia da un punto di vista tecnico che economico. Le opere scoperte di recente (tra le quali un muro imponente che sicuramente faceva parte di una struttura di grandi dimensioni ) sono infatti coperte ancora da canneti e da uno strato molto spesso di terra e residui di varia natura.

Per la Valle dei Templi, nel suo complesso, si conferma la stagione “aurea” inaugurata con la scoperta delle rovine del teatro ellenistico, cui seguirà l’attività di scavo e ricerca – condotti questi dal Parco archeologico – per conoscere approfonditamente quello che rimane di una grande agorà dentro la quale la struttura teatrale era solo una piccola parte. Un’area vastissima, seconda solo a quella di Atene, e ancora oggi sconosciuta. Una stagione di scavi, tra le poche in Sicilia di questa vastità, che – si spera – restituirà al futuro quanto il passato sembrava destinato a far scomparire.

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