Taobuk: Yehoshua, il peccato di Abramo e delle religioni

TAORMINA. Intervento illuminante e di punta dell’appuntamento di giorno 25 al Taobuk è stato quello di Abraham Yehoshua. Tema di dibattito è stata la storia di Abramo ed Isacco, dando risalto al passaggio biblico del sacrificio del figlio richiesto da Dio ad Abramo. Le asserzioni di Abraham Yehoshua, esposte con una semplicità cristallina, hanno scardinato logicamente molte insensatezze delle tre grandi religioni monoteistiche, mettendo in dubbio la stessa moralità di qualsiasi divinità.

«Quando lessi per la prima volta la storia di Abramo e del sacrificio di Isacco, richiesto da Dio come prova di fede, mi adirai moltissimo – ha detto Yehoshua – La scelta tra Dio e la vita di un figlio è terribile. Se un Dio ha detto una cosa del genere, io non voglio avere alcun rapporto con questo Dio».
L’autore israeliano rincara la dose adducendo aspetti personali nel suo rapporto con la religione «Io non credo in Dio, e per fortuna! Rimarrei contrariato dall’essere sottoposto a una scelta simile»

Il ragionamento raffinato che ne segue, ha spostato l’attenzione sulla strumentalizzazione del nome di Dio, piegato a interessi di natura contingente degli uomini che lo venerano. «Non ho problemi morali con un Dio nella cui esistenza non credo. La mia contrarierà dunque abbraccia la figura di Abramo, per aver avuto dubbi sulla scelta da prendere. Le persone usano il nome di Dio per sostenere ciò che serve loro far accettare agli altri».

In modo più preciso, Yehoshua ha evidenziato tutti i passaggi del ragionamento: «Sono partito dall’assunto che Dio non esiste e che sia Abramo a parlare in nome del Dio che si è creato, per cui ha abbandonato la sua terra e la propria famiglia, per trasferirsi lontano, in una nuova terra e fondando una nuova famiglia. Ha creato una religione diversa da quella dei suoi avi, una religione monoteista. Con l’idea del nuovo Dio, Abramo ha propinato una sua personale visione del mondo. Ma, messo al mondo Isacco, Abramo teme che il figlio agisca come lui ha agito con suo padre, abbandonandolo e disprezzando il credo paterno. Non potendolo accettare, cerca di persuadere il figlio inscenando una commedia, una farsa. Portando il figlio sul monte del sacrificio, Abramo svela l’artificio della sua costruzione religiosa: lui uccide Isacco solo per non farlo scappare. Ma poi arriva il colpo di scena: se Abramo non ucciderà Isacco non sarà stato merito della pietà del padre, ma l’opera di un Dio fittizio, una costruzione. Così la giustificazione dell’esistenza di Dio nella mente di Isacco non deriva da una accettazione intellettuale, ma esistenziale, empirica, anche se del tutto inventata da un uomo, Abramo. Con un gesto tanto crudo, disumano e immorale, nasce l’idea della salvezza che Dio può dispensare, salvezza che è invece nella sola mano e nella volontà di un uomo, un padre, Abramo».

La critica non tarda a colpire l’Antico Testamento, tacciato di essere un testo incentrato sulla figura di un Dio vendicativo, a differenza del Nuovo Testamento con cui i cristiani hanno tentato di mitigare il messaggio biblico. Sull’interpretazione fondamentalista delle religioni, molti zeloti ebrei vorrebbero abbattere la moschea che si trova sul monte di Gerusalemme. Yehoshua ha rivolto il suo appello ai laici, ai moderati, per scongiurare questa assurda minaccia alla precaria stabilità tra religioni e culture diverse che condividono la Città Santa.

«È per questo motivo che invito quanti più cristiani a raggiungere Gerusalemme e costituire un terzo polo, per riunire le tre religioni monoteiste con i loro luoghi sacri in un’unica città. Questa città potrebbe essere chiamata il Daticano (il tuo Vaticano qui)». Questa affermazione è stata preludio dell’ultimo augurio rivolto al pubblico: «Un avvicinamento tra le tre grandi religioni monoteiste è auspicabile. Anche ritrovare un’identità mediterranea comune può essere il passo decisivo per risolvere le terribili questioni dei fondamentalismi e del terrorismo. Dobbiamo tutti diventare amici del Mediterraneo, accomunati dalla storia e dalle radici condivise».

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