Sicilia, terra di ecomafia

La Sicilia brucia? Quale meraviglia. L’Isola si mantiene stabile al secondo posto nella triste classifica degli illeciti ambientali con 3.084 reati accertati (2408 denunce, 15 arresti e 591 sequestri). Secondo “Ecomafia 2017”, il dossier stilato da Legambiente, il primato spetta ancora alla Campania (3728 illeciti), seguita da Puglia e Calabria. Complessivamente è sempre il Sud “a tradizionale insediamento mafioso” a fare da padrone, anche se negli ultimi anni si sta registrando una diminuzione del tasso di illegalità: dal 48% del 2015 si è passati al 44% dello scorso anno. La legge sugli ecoreati, entrata in vigore due anni fa, ha sortito qualche effetto. Ma ancora è poca cosa.

Nel resto d’Italia invece, le nuove norme hanno avuto il merito di bloccare i reati e farli addirittura retrocedere: nel 2016 si sono fermati a quota 25.889, in flessione del 7% rispetto all’anno precedente. Ciò ha portato ad un calo di 13 miliardi nel fatturato delle ecomafie (32% in meno rispetto al 2015).

In Sicilia, i problemi riguardano prevalentemente l’abusivismo del “mattone selvaggio” (700 manufatti abusivi per chilometro quadrato lungo le coste), sistematicamente sanato dai ripetuti condoni. Ma anche il business legato al ciclo dei rifiuti, che ha permesso all’Isola di posizionarsi al quinto posto per infrazioni accertate (412): Palermo è la prima tra le città siciliane (109 infrazioni), seguita da Catania (47), Trapani a pari merito con Messina e Siracusa (25), Ragusa, Enna e Caltanissetta (18) e Agrigento (8). Infine c’è la piaga degli incendi dolosi. La Sicilia si piazza al terzo posto, con ben 735 infrazioni (il 15,9% del totale). Solo la Calabria e la Campania sono riuscite a fare “meglio”, ma c’è da tener presente che tra i roghi conteggiati mancano quelli più recenti.

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