Regione, prove tecniche di accordo

Un sondaggio Demopolis, a quattro mesi dal voto, ha già segnato il partito vincitore delle prossime elezioni regionali siciliane: gli astensionisti. Secondo l’indagine demoscopica dell’istituto diretto da Pietro Vento sono più di due milioni e mezzo i siciliani che, disgustati dalla politica, hanno già deciso di disertare le urne. Una “nausea” che finisce anche col danneggiare i “5Stelle”, che vedono calare il proprio consenso e che si consacra nella caduta a picco della credibilità dei partiti: appena il 4% del campione intervistato, la percentuale più bassa d’Europa. In questi contesto, torna di moda, il modello coalizione allargata, che ha portato Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando alla vittoria al primo turno nel capoluogo siciliano: i partiti, a cominciare dal Pd, hanno rinunciato volentieri al simbolo, spianando la strada al “Movimento dei territori” alla testa del quale si è messo Leoluca Orlando, spalleggiato da Salvatore Cardinale, la cui “Sicilia Futura” prende sempre più le distanze dal governatore Rosario Crocetta, un “sciogliete le righe” che hanno fatto proprio anche l’Ap di Angelino Alfano e i Centristi di Gianpiero D’Alia.

Dare addosso, a Crocetta, nell’ultimo mese è diventato quasi uno sport. Se la Corte dei Conti regionale, ha bocciato pesantemente la parifica del bilancio 2016,
contestando la mancata istituzione dei fondi-rischio per le spese legali, e la mancata stima delle perdite, stimate in 160 milioni di euro, per la sottoscrizione di prodotti derivati, oltre che la mancata pulizia di residui attivi e passivi che rendono il bilancio di difficile “credibilità”, dall’altra il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato, di passaggio alla Badia a Palermo ha detto chiaro e torno che quella di Crocetta è una “esperienza finita”. Da archiviare. Musica per le orecchie del “competitor” renziano Davide Faraone, che se da una parte lascia intendere, senza tanto crederci, che Matteo Renzi tornerà alla carica con il presidente del Senato Pietro Grasso, per riproporre la candidatura a Palazzo d’Orleans, dall’altra continua i suoi percorsi a doppia lettura politica. Promette di girare i quattrocento comuni della Sicilia con il suo programma #Si va Casa per casa# e dall’altra attiva richieste-soccorso di candidature alla Regione che “spiazzano” la politica. E’ andato a trovare il finanziere Gaetano Miccichè, fratello del coordinatore regionale di Forza Italia, Gianfranco, responsabile Corporate di Banca Intesa. Vicepresidente di Rcs, Gaetano Miccichè, ex direttore generale della Rodriquez guidata dal finanziere Salvatore Mancuso a Messina, ha favorito la corsa di Urbano Cairo alla conquista del Corriere della Sera. Il “gossip” che ne è scaturito, ha portato il fratello meneghino a chiamare il fratello siciliano per rassicuralo: “No, non entro in politica”. Si susseguono intanto i vertici di coalizione. Gianfranco Miccichè, che non ha mai amato Angelino Alfano, ha avuto il via da parte di Berlusconi per la trattare l’alleanza con il ministro degli Esteri: lo ha incontrato insieme al redivivo Raffaele Lombardo. Una ipotesi, Palazzo d’Orleans a trazione Angelino Alfano, sponsorizzata solo da Pino Firrarello, che a sorpresa ha gelato tutti, bocciando la candidatura sotterranea dell’eurodeputato Giovanni La Via, per lungo tempo ritenuta “asso nella manica” del genero, Giuseppe Castiglione. Ma il vento favorevole al centrodestra, porta gli opinion-leader a elaborare una strategia di lungo periodo, considerata la diversità degli attori in campo. Secondo questa strategia, a Crocetta i vertici Renziani del partito avrebbero già deciso di dare un “contentino”, la presidenza di una Authority o la candidatura alle prossime elezioni, al governatore che fa le bizze per un risarcimento.

Il candidato Pd a questo punto sponsorizzato da Orlando, sarebbe Giuseppe Lupo, che si troverebbe sull’altro fronte la candidatura “moderata” dell’ex rettore
di Palermo Roberto Lagalla, già impegnato a girare la Sicilia con la sua “IdeaSicilia”. Con Nello Musumeci, che vola nei sondaggi di gradimento del Centrodestra, bisognerà fare opera di persuasione perché accetti la guida della presidenza dell’Ars, ruolo che, secondo tanti estimatori, calzerebbe bene con la postura e l’autorevolezza del dimissionario presidente siciliano della commissione antimafia. Gli scenari, però, definiti oggi, rischiano di saltare domani. Miccichè è andato a trovare l’ex ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, per sondarne la disponibilità. Un comportamento che porta i detrattori di Miccichè, dentro l‘ex Ncd, a dire: “Ha più candidati che voti…”, il segnale del clima ancora avvelenato che si respira tanto nel Centrodestra, che nel Centrosinistra. Se la credibilità dei partiti in Sicilia, è oggi al 4%, qualche ragione ci sarà. Ma c’è chi teme che questa mancanza di fiducia, di qui ai prossimi quattro mesi, possa ancor più assottigliarsi. Sarebbe la prima Regione autonomista d’Europa che si trova un presidente della Regione, eletto con i voti espressi dal 30% del corpo elettorale.

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