Medici demansionati al Policlinico Si indaga sull’abuso di ufficio

Ennesima puntata della vicenda dei demansionamenti al Policlinico di Messina. Ennesima, ma, non ultima. C’è un’inchiesta: il sostituto procuratore, Piero Vinci, ha aperto un fascicolo con l’ ipotesi di reato di abuso d’ufficio. La parte offesa è nota: i 12 dirigenti demansionati che hanno presentato il quarto esposto in Procura; il registro degli indagati invece è vacante. Ma solo per il momento: i nomi verranno resi noti molto presto e non è da escludere la presenza di alcuni magistrati messinesi. Circostanza che sposterebbe altrove la prosecuzione delle indagini: alla Procura di Reggio Calabria per esempio, visto che un esposto è stato presentato anche al di là dello Stretto. Qualche ipotesi si ventila però tra gli accaldati corridoi del Policlinico, dove, come con i dadi, si gioca ora al toto-indagati: un’area di competenza che va dal responsabile degli Affari Generali e Risorse Umane, Giuseppa Sturniolo, a quello dell’Amministrazione Giuridica, Gaspare Vella, della Prevenzione della Corruzione Aziendale, Massimo Fiumara, e degli Affari Legali e Contenzioso, Giuseppe Giordano.

I primi tre infatti, hanno fatto parte della commissione incaricata di esaminare le posizioni dei medici e dei biologi demansionati; Giordano invece è il legale dell’azienda. La Sturniolo inoltre, –secondo il parere dei medici demansionati- non avrebbe potuto far parte della commissione in quanto vestiva la scomoda veste di giudicante e giudicata, essendo diventata dirigente con un’equiparazione. Anche Fiumara, prima dipendente dell’università poi trasferito al Policlinico al settore Affari Generali e Risorse Umane, è stato equiparato a dirigente di ruolo anche se la giusta collocazione sarebbe stata quella dell’Ufficio Affari Legali e Contenzioso. Ma tra gli indagati, con ogni probabilità, ci sarà il “nemico pubblico numero 1” dei demansionati, l’ex Direttore Generale del Policlinico, Marco Restuccia, dimessosi nel settembre del 2016 per motivi di salute: il periodo preso in esame dai magistrati è finora precedente all’insediamento del commissario
straordinario, Giuseppe Laganga. Per quanto riguarda i magistrati, saranno valutate le posizioni dei giudici che hanno firmato sia le ordinanze che hanno avvalorato la tesi del Policlinico che quelle che hanno dato ragione al personale demansionato. Un pasticciaccio brutto, a giudizi capovolti: ci sono delibere prima legittime e poi revocate, pareri legali sconfessati, disparità di trattamento, accesso agli atti negato e magistrati che hanno giudicato due volte lo stesso ricorso. “Una frittata alla messinese”, mastica enigmatico qualche investigatore. La vicenda ha inizio del 2015, quando 12 tra dirigenti medici e biologi del Policlinico di Messina, sono stati demansionati a causa di tagli determinati dagli esuberi in alcuni reparti, nonostante avessero svolto mansioni dirigenziali da oltre dieci anni.
L’equiparazione è saltata in quanto i 12 non hanno mai sostenuto le procedure concorsuali per accedere al ruolo dirigenziale. L’esito è la retrocessione a dirigenti biologi e tecnici di laboratorio biomedico, il trasferimento ad altre unità operative e lo stipendio quasi dimezzato. Il caso divide persino il Giudice del Lavoro, che a parità di condizioni (tutte le posizioni dei lavoratori sono identiche), ha accolto parte dei ricorsi e ne ha rigettato il resto.

Il più attivo tra i dirigenti demansionati, Paolo Todaro, si è rivolto anche ai piani alti: ha presentato un esposto all’assessorato regionale alla Salute, al Miur, alla Corte dei Conti, alla Commissione Parlamentare Antimafia e all’Anticorruzione. L’equiparazione ottenuta dieci anni prima (ed ora annullata) sarebbe stata regolare perché non prevedeva alcuna procedura concorsuale. Inoltre se si fosse veramente voluto “fare pulizia”, le ordinanze che hanno colpito i 12 dipendenti avrebbero dovuto essere estese a tutto il personale dirigente, che versa nelle medesime condizioni. Esiste poi un’altra questione che rende la vicenda ancora più contorta. Dopo il provvedimento, l’ex direttore generale Marco Restuccia, chiese ai dirigenti dei settori Affari legali e Risorse umane di verificare se vi fossero, all’interno del Policlinico, altre posizioni sulle quali, per equità, si sarebbe dovuto intervenire. L’ufficio legale però, ha sconsigliato la politica dei demansionamenti in quanto avrebbe esposto il Policlinico al “concreto rischio di contenziosi” che avrebbero potuto “condurre anche a esiti negativi” (cosa che puntualmente è avvenuta). L’ufficio, per le sue motivazioni si rifece ad una relazione, redatta proprio dalla responsabile del settore Affari generali e Risorse Umane, Giuseppa Sturniolo, che individuò chiare irregolarità e ritenne necessario attivare il ripristino della legalità.

I legali hanno evidenziato che il provvedimento poteva essere annullato entro “un termine ragionevole di non oltre tre anni per i rapporti contrattuali o convenzionali”, ricordando anche che “il Consiglio di Stato ha sottoposto l’azione di nullità dell’atto amministrativo al termine di decadenza di 180 giorni”. I medici ed i biologi adesso chiedono all’azienda un risarcimento danni di oltre un milione di euro l’anno, di porre sotto sequestro tutti i verbali delle commissioni, anche perché l’ accesso agli atti è sempre stato negato ai denuncianti.

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