Sos per i grani antichi della Sicilia

Dopo diciannove anni di commissariamento, la stazione sperimentale di granicoltura di Caltagirone ha un nuovo consiglio di amministrazione. Sarà presieduto da Giovanni Arnone, 64 anni, commissario del Libero consorzio di Siracusa e per anni dirigente dell’assessorato alle Infrastrutture della Sicilia.

L’annuncio è stato dato a Caltagirone, alla frazione del borgo di Santo Pietro, dall’assessore all’agricoltura Antonello Cracolici. Quello di Caltagirone è uno dei centri di ricerca sulla granicoltura più importanti del mondo. Una memoria storica dei grani antichi di Sicilia e della varietà cerearicole, che cura il mantenimento del germoplasma siciliano di frumento e leguminose. Il centro di ricerca, guidato negli anni da altissime personalità scientifiche come Ugo De Cillis e Federico Paulsen, affonda le sue radici nel 1927: Mussolini scelse infatti la Sicilia per farsi fotografare a torso nudo mentre curava la trebbiatura del grano. E oggi assume una importanza fondamentale se si considera da una parte l’impoverimento, attraverso le coltivazioni estensive in realtà come il Canadà degli Ogm dei grani, e dall’altra la crescente riscoperta della bio-diversità che fa dell’Isola un unicum a livello mondiale. Ma nonostante l’importanza del centro, che oggi ha in servizio solo due ricercatori precari, Oscar Grillo e Marisol Lo Bianco, che vanno avanti da anni con contratti a singhiozzo, a tempo determinato: questo in una Regione che ha fatto del lavoro precario un tratto distintivo. La Sicilia è infatti la Regione con la maggiore biodiversità del Paese, ma delle oltre 50 varietà di grano, nonché delle leguminose siciliane, c’è il serio rischio che pochissime vengano riconosciute tutelate perché la maggior parte delle domande per il riconoscimento è ancora bloccata alla Regione Siciliana e perché il Ministero dell’Agricoltura latita a Bruxelles. Morale: rischiamo un vero e proprio scippo”. A lanciare l’allarme è la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Valentina Palmeri che ha predisposto un’interrogazione urgente al presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta e all’assessore regionale all’Agricoltura Antonello Cracolici.

Ancora una volta per colpa della cattiva politica – spiega– la Sicilia rischia di perdere l’ennesima occasione per tutelare i propri prodotti, la propria agricoltura e la salute dei suoi abitanti. C’è una commissione che dovrebbe tutelare i nostri grani antichi che, allo stato attuale, rischiano di divenire proprietà di multinazionali estere e sfuggire dalle mani degli agricoltori siciliani. In Europa, grazie alla totale assenza del Ministero dell’Agricoltura, non vengono riconosciuti i grani antichi perché la Commissione Europea ha messo degli standard sui semi che non sono compatibili con i semi antichi. Così, a causa del principio della tracciabilità, i semi devono essere per forza acquistati da qualcuno e non è più possibile seminare il seme della pianta come si è fatto per millenni. Ci chiediamo, quindi, quale sia il ruolo istituzionale e di Governo del sottosegretario Giuseppe Castiglione che sta letteralmente infischiandosene di dare le giuste tutele all’agricoltura del Mezzogiorno, nonché della eurodeputata Michela Giuffrida che, al di là di convegni e congressi, non fa pressione sul suo partito, il PD, che, per intenderci, è quello del via libera all’olio tunisino in Europa senza dazi”. Un grido di allarme che si è sollevato prepotente anche da tutti i produttori di grano dell’entroterra siciliano, che ha il suo epicentro nella zona di Raddusa, in provincia di Catania. Qui la produzione di grani di qualità, come il russello, si scontra poi con le logiche di mercato che non tutelano i piccoli produttori e che spesso lasciano alla deriva un intero comparto .

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