Messina devastata dal fuoco. Ipotesi di una strategia criminale

“Messina brucia…”. Dopo il drammatico appello di due anni fa sull’emergenza idrica, lo showman Fiorello torna a lanciare un appello per Messina, città senza
pace, questa volta assediata dalle fiamme. Una emergenza, come nei racconti di Beppe Fenoglio, lunga però più di un giorno di fuoco. Senza nessuna tregua. E con scene apocalittiche.

Canadair, provenienti da Lamezia Terme, che ronzano a bassa quota sui tetti delle case per imbarcare al volo acqua in più di 500 viaggi di andirivieni sullo Stretto e lanciare “gavettoni” da cinquemila litri per spegnere i focolai che minacciano la Cittadella universitaria, ora Poggio dei Pini, ora le case della cooperativa Futura. Un bollettino di guerra. Dove non mancano neanche le bombe: ordigni bellici disseminati sui Colli, residui dell’ultimo conflitto, sono esplosi nella notte sotto il fragore delle fiamme, con sinistri boati e colonne nere di fumo acre sulla città. Una guerra che puntuale esplode in estate con le polemiche sulla scarsa prevenzione. Dopo i roghi che hanno devastato la settimana scorsa la pineta di Calamona e tutta la fascia arborea che punteggia Orto Liuzzo, le fiamme hanno investito i Peloritani in ogni dove, da Gualtieri Sicaminò a Monte Ciccia, concentrandosi anche a ridosso della città, all’Annunziata, a San Michele. Con corredo di persone intossicate, e volontari armati di ramazze per domare le fiamme. Una regia occulta che ha fatto contare quasi tremila focolai. Da Nord a Sud. Con danni sono ingentissimi. Non solo all’ecosistema, ma anche alle attività economiche.

Il parco giochi “Fantasylandia”, gestito da Pietro Visalli a Castanea, denuncia la presidente del consiglio comunale Emilia Barrile che ha sollecitato la dichiarazione dello Stato di Calamità al sindaco, “è letteralmente andato in fumo”. E gli operatori economici, come Igor Fedele Medtrek della Mediterranea trekking, che si occupa di escursione ecologiche e itinerari turistici, sono su tutte le furie. “Mi sono presentato in Prefettura– racconta d’un fiato Igor Fedele- per sfogare la mia rabbia di cittadino, oltre che di imprenditore. Sono stato ricevuto dal viceprefetto Minutoli, che ha ascoltato con attenzione tutte le mie rimostranze. Ma non è possibile che Messina debba sempre ridursi così: sono passati 109 anni dal terremoto e ancora si passa da una emergenza all’altra. Non ci sono strade di accesso per i soccorsi, l’autostrada e la statale 114, come la 113, che risultano bloccate: io da questa terra non me ne voglio andare, ma sono proprio seccato di avere come interlocutori imbroglioni, millantatori e…venditori di fumo”. Già, i venditori di fumo. Quelli che sugli incendi speculano. E sui quali il segretario nazionale della Codacons di Catania, Francesco Tanasi, propone di mettere 50mila euro a testa per ogni piromane arrestato. “Ci costituiremo parte civile in ogni processo intentato” assicura. A bruciare non è soltanto Messina-città, i Nebrodi e anche le Madonie. E il caso in fretta diventa nazionale. Tanto che il senatore dei “5Stelle”, Francesco Campanella, chiede conto al governo con una interrogazione urgente al ministro degli Interni Marco Minniti su che fine abbiano fatto i cinquanta milioni che il Cipe, il comitato interministeriale, avrebbe dovuto stanziare per l’emergenza incendi in Sicilia. Prevedevano tre Canadair dislocati alla stazione di Birgi, tre a Lamezia Terme per la Sicilia orientale, due elicotteri a Fontanarossa e uno per i Vigili del Fuoco a Boccadifalco e due per l’Esercito. “Tutto fermo. Come la convenzione”- accusa il deputato del Pd Pino Apprendi- che risulta bloccata dal 2011: era previsto un servizio di 14 squadre antincendio che sarebbe costato alla Regione 1, 5 milioni di euro. Prevedeva il monitoraggio e il pronto intervento per tutte le attività di prevenzione. Non se ne è fatto nulla…”

Ancora una volta esplode la polemica sul ruolo dei forestali, che l’assessore all’Agricoltura Antonello Cracolici avrebbe voluto traferire in una unica agenzia regionale e “renderli produttivi tutto l’anno”. Anche qui, non se ne è fatto ancora nulla. E la chiamata dei forestali a tempo determinato “cinquantunisti, centounisti e centocinquantaunisti”, anziché al 15 aprile, quest’anno è slittata al 15 giugno. Quando già l’emergenza incendi divampava. Una attività- annota arrabbiato su Facebook il forestale Salvatore Centorbi,- che via via si è sempre più ridotta: quindici anni fa si creavano le squadre antincendio, si controllava il territorio e appena si intravedeva il minimo focolaio si interveniva con l’accetta per delimitare il fuoco”. Oggi i forestali, ridotti senza mezzi e senza benzina, sono costretti a raggiungere i posti di lavoro, per il taglio ai fondi, a piedi. O a passaggi. Come è successo in tutta la zona attorno a Corleone. Una lotta impari quella delle fiamme, anche tra le due grandi isole nazionali: se la Sardegna dispone di undici elicotteri per fronteggiare l’emergenza incendio, la Sicilia è a quota zero. Da quattro anni si aspetta il finanziamento nazionale che avrebbe dovuto anche assicurare cinquanta droni di sorveglianza. E l’appalto per le torrette antincendio della Forestale, da 23 milioni di euro, assegnato all’imprenditore Campione di Agrigento che portato anche al rinvio a giudizio dell’ex presidente di Rfi, la
Rete ferroviaria italiana, e dell’Autorità portuale di Messina, Dario Lo Bosco, è rimasto lettera morta. Giuseppe Musarra, segretario del Conapo, il sindacato regionale dei vigili del fuoco, chiede subito di correre ai ripari e di assicurare il raddoppio dei turni: “Oggi i vigili sono costretti a fare turni massacranti di 24 ore di fila…”. Un problema, turni massacranti e carenza di chiamate, che solleva anche Calogero Cipriano della Cisl: “Le squadre dei forestali in Sicilia dovrebbero avere sulla carta quasi settemila addetti. Ma oggi il personale dislocato sul territorio, a seguito dei tagli operati sul bilancio, è composto non da squadre di dodici persone, ma solo di quattro, cinque. E sulle torrette antincendio c’è una sola persona a fare da guardia”. Il bollettino di guerra di Messina, anno domini 2017, lascia in cenere più di duemila ettari di bosco, l’oasi ecologica di San Jachiddu e un senso di sgomento diffuso: alla facoltà di Veterinaria sono stati fatti sfollare i cavalli e anche i cani, lasciati liberi per la strada, mentre le fiamme costeggiavano la Cittadella. E per quello che Igor Fedele ritiene “un attentato alla natura e alla popolazione”, ora la Procura della Repubblica ha avviato una inchiesta contro ignoti: gli uomini della Protezione civile sono riusciti a fotografare un uomo con un bastone, che si spostava appiccando focolai, nelle alture dell’Annunziata. Ma l’entità e la vastità dei roghi, lascia aperta l’ipotesi che una mano invisibile abbia, azionato gli incendiari con una strategia a scacchiera. Mirata a cosa? Allevatori che mirano a fare liberare i terreni, forestali “esclusi” dalle chiamate che protestano per il trattamento ricevuto, piromani “malati” che entrano in azione quando le temperature toccano i quaranta gradi e il vento aiuta le fiamme a propagarsi?

Tutte domande che restano senza risposta. E che si abbinano alla crisi idrica che ha investito alcuni quartieri di Messina, dove gli impianti sono andati in tilt per gli incendi. Sale sulle ferite. Nella Messina incenerita dalle emergenze non manca nulla. Dall’acqua al fuoco.

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