Complotto contro La Piana. «Quell’eredità era regolare»

Si diradano le nubi sulla vicenda di monsignor Calogero La Piana, quando era arcivescovo di Messina. L’alto prelato, che si è dimesso dalla carica per motivi di salute e che ora risiede presso una struttura gestita da suore a Roma, ha presentato un ricorso urgente al Tribunale di Milano contro l’ autore, il giornalista dell’ Espresso Emiliano Fittipaldi, e l’editore Feltrinelli, del volume “Lussuria” per ottenere il riconoscimento del proprio diritto di replica e per smentire quanto ha scritto Fittipaldi.

Nel libro “Lussuria” si riportava che un medico collaboratore della Curia, Antonio Bertolami, originario di Nicastro, ma da anni residente a Messina, avrebbe intrecciato una relazione omosessuale con Calogero La Piana e avrebbe poi assegnato un’ eredità rimasta segreta a monsignor La Piana nominandolo, al contempo, esecutore testamentario per alcuni lasciti di beneficienza del valore di sei, sette milioni di euro. L’arcivescovo, secondo la ricostruzione del giornalista
romano, avrebbe atteso due anni e mezzo prima di provvedere a eseguire i lasciti. La causa è stata decisa dallo stesso Presidente della I sezione del Tribunale ambrosiano, Paola Gandolfi, che ha rigettato il ricorso «per carenza del requisito» del danno imminente in quanto la pubblicazione della seconda edizione del libro di Fittipaldi non è «programmata in tempi certi» ma segnalando che «naturalmente nulla impedisce che la richiesta venga reiterata ove la situazione di fatto fosse modificata». Il Tribunale ha, infatti, riconosciuto in punto di diritto tutte le ragioni del ricorso. Il provvedimento ha ritenuto «ingiustificato» l’ inserimento delle vicende nel capitolo «denominato “La lobby gay”, non risultando alcuna attività lobbistica o in qualche modo associativa imputata al monsignore Calogero La Piana», ed ha riconosciuto che «la scelta appare dettata più da una volontà scandalistica, priva di pertinenza, che alla denuncia di quello che il giornalista ritiene sia stato un grave caso di appropriazione indebita». Anche con riferimento alla presunta appropriazione indebita, il Tribunale ha sottolineato che «sui tempi di attribuzione dei fondi ai legatari, quindi, nessuna responsabilità può essere addossata a monsignor Calogero La Piana, contrariamente a quanto fa intendere Fittipaldi, accostando la notizia vera della tempistica a quella della loro coincidenza con il trasferimento del ricorrente, ormai dimissionario, a Roma».
Nel procedimento cautelare è stato depositato l’ atto con il quale, nello stesso giorno in cui ha accettato la nomina ad esecutore testamentario, l’ arcivescovo La Piana si è fatto sostituire dall’ avvocato Vermiglio che ha curato l’esecuzione del testamento, rendicontando periodicamente al Presidente del Tribunale di Messina. Nel libro “Lussuria” venivano riportate le voci dei «malpensanti» che avevano accusato l’ arcivescovo di «tenere per sé casa e gioielli» e di aver tardato l’esecuzione dei legati in favore di Medici senza Frontiere, la Casa generale delle Suore Missionarie di Calcuttam e i Missionari carmelitani, tenendo segreta l’ eredità. A questo proposito, nel provvedimento si legge che «il testamento, pubblicato dal Notaio, non è stato circondato da una particolare segretezza e comunque doveva essere noto in Curia, in relazione alla carica ricoperta da uno dei testimoni alla sua pubblicazione».

A conclusione dell’ inventario, l’avvocato Vermiglio ha dato corso ai legati e il 9 dicembre 2015 monsignor La Piana ha donato all’ arcidiocesi di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela la proprietà di tutti i beni, mobili e immobili, «allo stesso pervenuti in dipendenza della successione in morte di Bertolami Antonio Guido Gennaro»,nper anni medico curante della Curia e di ordini religiosi della zona. La vicenda, dunque, inizia a chiarirsi, anche se per il definitivo accertamento della verità dei fatti occorrerà attendere processo di merito “che dovrebbe essere Introdotto a breve”, fanno sapere dalla Curia. Attorno al vescovo Calogero La Piana si scatenò una campagna diffamatoria, a seguito di lettere anonime scritte, secondo le indagini svolte dagli Ispettori del Vaticano, da ambienti religiosi. Si raccontava si appalti affidati con leggerezza a un suo presunto nipote, Mirasola, originario di Sommatino: di una transazione frettolosa per la chiusura della Casa del Clero; di una gestione “allegra” delle casse della Curia”. Indagini molto approfondite hanno dimostrato che il nipote presunto non è risultato tale e che nella qualità di impresa di fiducia da tempo svolgeva lavori per il clero di Messina e ancora adesso vanta crediti; la transazione contestata è stata frutto di debiti pregressi per ripagare i quali la decisione, seppure dolorosa, si rendeva necessaria; alcuni trasferimenti di sacerdoti non erano frutto di punizione, ma di normale gestione ordinaria delle strutture della Chiesa. Gli ispettori del Vaticano hanno individuato anche chi ha ispirato le lettere, frutto di antagonismi tutti interni alla Chiesa.

Un fatto, le accuse ingiuste a monsignor la Piana, di appropriazione indebita, che hanno creato molto turbamento tra i fedeli. L’unico dono di Antonio Bertolami che è andato a monsignor Calogero La Piana, è stato accertato dal lascito testamentario, un pregiato crocifisso in avorio.

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