Messina, operazione Beta. Si scava sulla rete di Lo Castro

L’hanno battezzata operazione “Beta”, come “Betgame24” il circuito delle macchinette mangiasoldi, sprovvisto di autorizzazioni ministeriali, con il quale il gruppo di Vincenzo Romeo arrotondava gli incassi del giro d’azzardo che ruotava attorno alla Primal Srl, società cui risulta intestata la gestione di 24 sale e 71 corner tra la Sicilia orientale e Malta. Ma il pezzo forte di tutta l’inchiesta che ha portato il Gip Salvatore Mastroeni, con una monumentale ordinanza di 571 pagine, scritta con i tratti del pamphlet sociologico, a emettere trenta ordini di custodia in carcere, è uno spaccato della nuova criminalità organizzata, che qualcuno si affrettata a chiamare “Mafia.2”.

La stessa che il procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, autore del libro “Catania Bene” sulla mimetizzazione degli affari dei Catanesi, chiama come una nuova forma di criminalità organizzata, insabbiata, sotterranea, carsica negli interessi che persegue: appalti pubblici, corse di cavalli, affari imprenditoriali di qualsiasi genere. Non si spara come un tempo, ma si arriva felpati ai santuari del potere. Qui c’è il livello terzo, i colletti bianchi, i consulenti come l’avvocato d’affari Andrea Lo Castro. Che non si limita, annotano i magistrati, a prestare la propria consulenza professionale, ma spesso “entra in affare”, e partecipa al sodalizio: ad una call- conferenza che mette in collegamento esponenti della mafia, della N’drangheta e della nuova Corona Unita, partecipa “da remoto” anche l’avvocato Andrea Lo Castro, che direttamente rappresenta gli interessi del gruppo Romeo-Ercolano. Ma chi è Enzo Romeo, ritenuto il capo dell’organizzazione?

E’ il nipote diretto del “cacciatore” Nitto Santapaola, la cui sorella, Concetta, si è sposata a Messina con Francesco Romeo. Un sodalizio solido, cresciuto nel tempo anche nel prestigio: quando il gruppo Ercolano- Santapaola entra in crisi e alcune aziende di trasporto come la Geotrans, oggi in amministrazione giudiziaria dello Stato, vengono sequestrate, il soccorso economico arriva da Messina, dal gruppo Romeo che versa quasi dieci milioni di euro. Un prestigio cresciuto nel tempo, quello del gruppo Romeo, che gli investigatori tengono d’occhio dal lontano 2014, quando a Messina arriva la segnalazione della Procura di Milano su movimenti sospetti attorno al gruppo Demoter, la società dell’ex presidente dell’Ance Carlo Borrella, che nonostante un portafoglio lavori da sessanta milioni di euro e cantieri aperti in mezza Italia, entra in crisi e crolla come un biscotto nel caffellatte, sbriciolandosi.

Lavori in autostrada, agli svincoli, in zone difficili come la Calabria e partecipazioni istituzionali a Progetti di rigenerazione urbana, come la società “Il Tirone” nella quale il Comune di Messina è socio, il giro di affari della Demoter. Della quale poi a curare l’operazione “spezzatino”, con affitti di rami di impresa a società come la Cubo spa in Calabria, è come al solito Andrea Lo Castro. Un passato giovanile nelle file di Democrazia Proletaria, originario di Militello Rosmarino, dove ancora ricordano il padre fine latinista che traduceva la “Divina Commedia” nella vulgata della Scuola Siciliana, dalla quale poi nel 1200 ha preso piede la lingua Italiana, Andrea Lo Castro, capello fluente su viso quasi efebico, è nipote dell’affermato avvocato Gugliandolo, che lo avvia nel suo studio. Sono gli anni ruggenti delle indagini su Tangentopoli. Crolla la prima Repubblica e a Messina approdano dai Nebrodi avvocati freschi di laurea come gli amministrativisti Marcello
Scurria e Antonio Catalioto: hanno tutti una passione comune: la politica, ma finiscono col fare percorsi di segno opposto. Andrea Lo Castro, che sognava la rivoluzione con il pugno chiuso di Mario Capanna, mette le sue competenze a disposizione del gruppo di Alleanza Nazionale, il duo Buzzanca-Nania; Antonio Catalioto, che ha un cuore che batte a sinistra come Marcello Scurria, divenuto consigliere al Coreco, non si dissocia dai partiti di Centro e dal Pd, per conto del quale poi farà anche l’assessore all’Urbanistica. Scurria, deluso dal Pd, dopo avere promosso una petizione civica per la decadenza del sindaco Buzzanca, diventerà poi il suo avvocato di fiducia, mettendo in ombra l’esclusiva di Lo Castro, già lanciato nell’impresa avventurosa di avvocato di affari. Mentre fa incetta di incarichi al Comune e alla Provincia, dove Buzzanca si alterna come sindaco e come presidente, Andrea Lo Castro corre come un treno: stringe alleanze importanti con alcuni giudici del Tar di Catania e partecipa alla pubblicazione di una rivista di diritto che sfoggia nella gerenza i nomi di noti giuristi, alcuni dei quali oggi sono finiti nella bufera giudiziaria (scopri tutti i particolari sul settimanale 100Nove Press in edicola o attraverso l’area abbonati).

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