Inquinamento, qualcosa puzza

SIRACUSA. Il gip di Siracusa, su richiesta della Procura, ha disposto il sequestro preventivo di due impianti industriali: lo stabilimento Esso e gli stabilimenti Isab Nord e Isab Sud del polo petrolchimico siracusano. E’ un provvedimento senza precedenti, se si considera che il polo petrolchimico siracusano resta uno dei più importanti d’Europa.

LE DENUNCE. L’inchiesta scaturisce dai numerosi esposti e dalle denunce di cittadini, movimenti ambientalisti ed enti e istituzioni che lamentavano la cattiva qualità dell’aria. Un pool di sostituti, coordinati dal capo della Procura Francesco Paolo Giordano, al termine di un’indagine scattata due anni fa, ha accertato un “significativo contributo al peggioramento della qualità dell’aria dovuto alle emissioni degli impianti”. Nel suo provvedimento il gip subordina la restituzione degli impianti “all’imposizione di prescrizioni per consentirne l’adeguamento alle norme tecniche vigenti”.

LA NOTA DELL’ISAB.  A seguito del diffondersi della notizia riguardante i provvedimenti disposti dalla Procura della Repubblica di Siracusa, non è tardata ad arrivare la precisazione della società Isab che con una nota sottolinea “che i propri impianti sono e sono sempre stati eserciti nel pieno rispetto della normativa ambientale e delle relative autorizzazioni e prescrizioni alla medesima impartite dalle competenti autorità in materia”.

IL SINDACO GAROZZO. “Il sequestro preventivo degli impianti Isab ed Esso sono la conferma del bontà del lavoro svolto dall’amministrazione comunale al tavolo Aia del ministero dell’Ambiente”, ha affermato invece il sindaco, Giancarlo Garozzo. “Sono contento – ha aggiunto – che la magistratura abbia rivolto la sua attenzione su quanto accade nella zona industriale e sui ripetuti casi di molestie olfattive di questi anni. Ma come sindaco di Siracusa, sono ancora più soddisfatto nel notare che le prescrizioni imposte alle aziende per la restituzione degli impianti siano praticamente uguali a quelle che siamo riusciti ad introdurre nel corso delle riunioni in sede Aia, tavolo al quale siamo stati ammessi, su nostra richiesta, solo nel 2015. Una conferma – conclude il sindaco Garozzo – del valore delle nostre proposte in difesa della salute dei cittadini e del loro fondamento scientifico e tecnico”.

ECCO QUANTO ANTICIPAVA 100NOVE NEL NUMERO DA IERI IN EDICOLA (Nel pezzo a firma di Concetto Alota) 

Salvatore Sciacca, presidente del Cipa, Consorzio Industriale Protezione Ambiente di Siracusa, ha sintetizzato il risultato, cui è giunto il consorzio formato dalle stesse industrie che inquinano l’ambiente sulla qualità dell’aria monitorata nel 2016, dichiarando : “I risultati positivi, a cui deve seguire un periodo di maggiore attenzione, insieme con interventi tecnici, per eliminare le sostanze pericolose, ma anche quelle fastidiose, dall’aria”.

Peccato non la pensino allo stesso modo cittadini della zona Nord di Siracusa e di altri comuni vicini della zona industriale che continuano a sbarrare porte e finestre per evitare di respirare quelle puzza nauseabonda e acre che toglie il respiro, proveniente dalla vicina zona industriale. Salvatore Sciacca che ha dimenticato di dire una cosa fondamentale: l’associazione consortile Cipa è formata da soci che sono le industrie che inquinano: Isab, Erg, Esso, Sasol, Versalis, Priolo Servizi, Syndial e Confindustria: i controllori e i controllati sono la stessa cosa. Un problema sollevato più volte dal sindaco di Siracusa, Giancarlo Garozzo, che ha più volte chiesto che il controllo della qualità dell’aria, delle emissioni e delle immissioni tornasse a essere completamente nelle mani pubbliche. Come. Con una semplice donazione della rete di rilevamento all’Arpa.

Un modo per fugare il dubbio che le carte siano truccate: per gli inquinanti normati ai fini della protezione della salute umana, i legislatori che si sono succeduti nel tempo in merito ai controlli e i limiti sono stati da sempre compulsati dalle lobby della chi- mica e della raffinazione, cambiando di continuo il metodo di rilevamento. Infatti, per alcuni inquinanti la misurazione è annuale, per altri ogni ora, per altri ancora nelle 25 ore e per i più pericolosi nelle 8 ore. A voler sintetizzare si tratta di un labirinto, dove le industrie possono organizzarsi secondo necessità. L’esempio è quello dell’emissione annuale: la quantità d’inquinanti non deve superare il livello massimo nell’arco dell’anno; l’industria che scarica il 25% del totale in una sola notte è in regola, rilasciando il rimanente nei mesi successivi. Ma chi controlla una legislazione così pasticciata?

In tema di pianificazione e programmazione, il decreto legislativo155/10 disciplina le attività che necessariamente devono essere sviluppate per consentire il raggiungimento dei valori limite e il perseguimento dei valori obiettivo di qualità dell’aria. Il decreto prevede che i Piani debbano agire sulle principali sorgenti di emissione, ovunque ubicate, avente influenza sulle aree di superamento, senza l’obbligo di estendersi all’intero territorio della zona o agglomerato, né di limitarsi a tale territorio. Si prevede anche la possibilità di adottare misure di risanamento nazionali, qualora tutte le possibili misure contenute nei Piani regionali non possano assicurare il raggiungimento dei valori limite in aree di superamento ove sia determinante l’impatto di sorgenti su cui le Regioni e le Province Autonome non esercitano competenza amministrativa e legislativa. Per fortuna si trova in vigore dal 2017 la direttiva
approvata dal Consiglio dell’Ue che punta a dimezzare il numero delle morti premature legate all’inquinamento atmosferico entro il 2030 rispetto alle percentuali del 2005 di Bruxelles – Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato la nuova direttiva che punta a ridurre i rischi alla salute e l’impatto ambientale dell’inquinamento atmosferico e impone limiti nazionali più severi sulle emissioni di alcune delle sostanze inquinanti presenti nell’aria.

La normativa ha l’obiettivo di dimezzare il numero delle morti premature legate all’inquinamento atmosferico entro il 2030 rispetto alle percentuali del 2005. Solo nel 2010 l’inquinamento atmosferico ha provocato 400mila morti premature nei Paesi dell’Unione europea. Secondo i dati forniti dalla Commissione europea, “40 milioni di cittadini sono tuttora esposti a livelli di “PM10”, veleni superiori ai limiti europei. Le aree non conformi agli standard “PM10 e NO2” rappresentano, rispettivamente, il 32% e il 24% del territorio Ue. “Le nuove regole salveranno vite umane e miglioreranno la salute dell’Unione europea. Tutto questo si traduce in un significativo impegno per gli Stati membri, ma noi siamo pronti per questa sfida”, ha dichiarato Lászlo Sólymos, ministro per l’ambiente slovacco e presidente di turno del Consiglio. Entro il 2030 gli Stati membri, in particolare, devono ridurre le emissioni di sostanze come biossido di zolfo, ossidi di azoto, composti organici volatili non metanici, ammoniaca e particolato fine.

I limiti in cui gli Stati membri devono rientrare tra il 2020 e il 2029 sono quelli stabiliti dagli obblighi
internazionali che l’Ue deve rispettare nell’ambito del protocollo di Göteborg. Dal 2030 in poi sono stati
decisi tetti alle emissioni più stringenti. Nel dicembre del 2013, la Commissione europea ha presentato il pacchetto per la qualità dell’aria, all’interno del quale è contenuta la proposta sui limiti alle emissioni inquinanti. Dopo l’accordo raggiunto a giugno di quest’anno tra il Parlamento europeo e il Consiglio, e l’approvazione in prima lettura da parte del Parlamento europeo; l’adozione da parte del Consiglio mette il sigillo alla direttiva contro l’inquinamento atmosferico.

Oggi con i veleni coabitano gli abitanti della zona alta del capoluogo e della Mazzarona, ma anche di Priolo, Augusta e Melilli, Città Giardino, Belvedere, Solarino e Floridia, rispettivamente quando si trovano nella direzionale dei venti che spirano in questo periodo per effetto dell’escursisone termica. I venti durante il giorno spirano, specie d’estate, da mare verso terra, quindi i miasmi vanno verso ovest (a ventaglio) per colpire Città Giardino, Belvedere, Floridia, Solarino, Melilli, Priolo, e quando cambia la stagione e la circolare dei venti assume altre direzioni, sempre nella posizione sottomessa rispetto a quella della raffineria di Marina di Melilli, degli impianti di Priolo Gargallo e della raffineria di Augusta; ma la notte il ciclo s’inverte e la brezza notturna spinge i fumi velenosi verso sud est per colpire così, specie in questo periodo, la zona nord del capoluogo e Augusta.

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Antonio Domenico Bonaccorso

Giornalista pubblicista. Mi occupo di Rassegne Stampa, Monitoraggio Video&New Media, scrivo per 100Nove. Esperto in Comunicazione Pubblica. Ho troppe passioni, dalla Musica (bassista) al Teatro

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