Madonna Nera tra storia e leggenda

La sessantunesima edizione del Tindari Festival si è aperta con la presentazione, presso la Villa Comunale di Patti, il 15 luglio scorso, del libro dello storico dell’arte Giuseppe Fazio intitolato “La Madonna di Tindari e le Vergini Nere Medievali”, edito da Erma di Bretschneider. Si tratta di uno studio scientifico di notevole spessore, volto ad indagare le origini storiche delle Madonne Nere venerate in Italia, con particolare riferimento a quella di Tindari. L’autore, attraverso
dettagliate analisi delle statue e di numerosi documenti, ha individuato nella regione spagnola della Catalogna la terra di origine e di provenienza delle Madonne
Nere.

Le conclusioni cui è pervenuto Giuseppe Fazio entrano in contrasto, pertanto, con le precedenti ricostruzioni che individuano l’origine orientale della Vergine nera di Tindari. Il libro non è di recentissima pubblicazione ma ha scontato, a detta dell’autore e dei sostenitori, alcune difficoltà nella diffusione, in particolare tra chi ritiene inoppugnabili ed immodificabili le narrazioni legate alla provenienza della Madonna tindaritana. L’incontro è stato realizzato con la collaborazione dell’associazione Naxoslegge, diretta da Fulvia Toscano, da Italia Nostra Presidio Nebrodi, rappresentata da Angela Pipitò e dalla rivista Paleokastro, diretta da Nuccio Lo Castro, oltre che del Direttore artistico del Tindari Festival, Anna Ricciardi. La presentazione è stata curata dalla professoressa Teresa Pugliatti, che ha ricostruito le tappe dello studio compiute dall’allievo Giuseppe Fazio. Ad entrambi abbiamo rivolto alcune domande per conoscere in modo più approfondito gli esiti dell’indagine storica compiuta.

Dottor Fazio, com’è nato lo studio sulla raffiguraffigurazione lignea della Madonna Nera di Tindari?
Lo studio è il frutto della rielaborazione della mia tesi di specializzazione che ho scritto e discusso presso l’Università di Padova. Essendo siciliano volevo studiare
argomenti che avessero un nesso con la mia terra ed essendo uno studioso di scultura lignea mi è sembrato opportuno partire dalla più antica scultura lignea che
esiste in Sicilia, cioè la Madonna Nera di Tindari.

Quali sono stati i risultati principali di questa indagine e, in particolare, anche quelli più “inattesi”?
Sul fenomeno delle Madonne Nere esisteva una grandissima confusione ed una enorme differenza tra le varie teorie. Ciò che ho potuto ricostruire si basa su vari commentari al “Cantico dei Cantici”, soprattutto ad un versetto del primo capitolo che dice “Sono nera ma bella” (che accompagna la statua della Madonna Nera di Tindari, “Nigra sum sed formosa”, nda) e tutti gli autori, nel commentare il versetto, applicano alla Madonna, appunto, il fenomeno della negritudine, come per evidenziare la bellezza interiore rispetto a quella esteriore. Quindi, emerge che le Madonne Nere sono medievali, come anche quella di Tindari. Ciò è dimostrato proprio dal restauro compiuto sulla Madonna di Tindari, che è rimasta nera, rispetto ad altre medievali che, dopo il restauro, sono diventate bianche, perché eseguite con altra tecnica.

Questa indagine tende a smentire la provenienza orientale della Madonna Nera, in favore di un’origine spagnola?
Su questo aspetto parlo da storico dell’arte e, quindi, con ancor più fermezza. Posso affermare con grande sicurezza che si tratta di una statua europea e per le sue varie caratteristiche, sia tecnico-esecutive che stilistiche, è una Madonna certamente di area catalana.

Perché, allora, la tesi contraria è ancora quella prevalente?
Probabilmente perché si pensa che ribaltando le tradizioni locali venga sminuito il culto verso la Madonna. In realtà, io penso che l’affetto che la gente prova per la Madonna vada oltre, a prescindere dalla provenienza, sia cronologica che geografica. Per rispetto della verità, dobbiamo dire le cose come stanno.

Quali sono le peculiarità della Madonna Nera di Tindari, anche rispetto ad altre raffigurazioni analoghe?
Intanto, come dicevo, il fatto che, dopo il restauro, avvenuto tra il 1995 ed il 1996, la statua abbia mantenuto il suo colore nero. Altre opere, invece, dopo il restauro, per varie cause, sono tornate ad un incarnato bianco. Riguardo alla Madonna di Tindari, essa è stata spedita lontano dal luogo di produzione, quindi non interessava l’utilizzo di una tecnica laboriosa ed ha conservato il suo aspetto originale. Questo è l’elemento fondamentale, che sta alla base dello studio e di tutte le altre Madonne nere. Altre peculiarità consistono nel fatto che non esiste una scultura lignea così antica in Sicilia; inoltre, essa va ricollegata ad un gruppo di Madonne nere che si trovano in Lucania e nel nord della Puglia. Il raffronto con Tindari è palese e, quindi, queste realtà della Sicilia e della Lucania vanno a loro volta riconnesse con la Catalogna, cioè con le vie di pellegrinaggio.

Professoressa Pugliatti, quali peculiarità ha lo studio compiuto da Giuseppe Fazio che Lei ha presentato?
L’elemento principale è che si tratta di uno studio serissimo e, finalmente, è arrivato a delle conclusioni decisive. Della statua della Madonna di Tindari, così tanto venerata, non si conosceva l’origine. Adesso, si sa che proviene dalla Catalogna e che risale al XII secolo. Il libro spiega in modo completo come si è giunti a tali conclusioni. Vi è una seria ricerca storica, di documenti e di raffronti anche stilistici.

Perché, ancora, non c’è stata una grande diffusione di questa ricerca?
Innanzitutto, a tale scopo, bisognerebbe leggere il libro (e non tutti sono disposti a leggere i libri, poi oggi non ne parliamo!). Bisogna sottolineare anche il fatto che l’autore ha trovato alcune difficoltà con persone del luogo, perché probabilmente affezionati a determinate leggende e restii ad ascoltare cose nuove, per evitare, a loro parere, che il culto della Madonna perda di valore. Invece, secondo noi studiosi, ne acquisterebbe moltissimo.

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