Incassi, turismo bifronte

Numeri simili, almeno, formalmente. Ma segni diametralmente opposti: uno in crescita quasi esponenziale, l’altro in crollo verticale e progressivo. I dati, per il 2016, della fruizione di parchi e musei regionali e quelli dell’ospitalità nelle strutture ricettive dell’isola, ci raccontano due mondi che dovrebbero essere quantomeno affini ma che invece viaggiano ben  distinti, con il rischio che, da qualche parte, possa annidarsi anche l’illegalità.

Partiamo dal patrimonio archeologico e e paesaggistico siciliano a matrice regionale: nel 2016, i biglietti staccati sono stati 4.395.826, con un aumento dell’11,78% sul totale. Dentro la pancia di questo numero, va precisato, si annida una variabile molto importante, ovvero quella dei ticket gratuiti: ben 1.487.650, con esenzione per minori e anziani. Una voce da tenere in considerazione, perché tra le visite ci saranno certamente i figli dei turisti in viaggio, ma in termini di incidenza risulteranno probabilmente più pesanti gli studenti in gita, molti dei quali siciliani. Ma se il nostro patrimonio è sempre più gettonato (e i flussi crescono anche per il primo semestre 2017), così non è per le nostre strutture turistiche. E’ sempre la Regione, con il Dipartimento Turismo a certificare come gli arrivi in alberghi, b&b, case vacanze, campeggi ecc lo scorso anno abbiano fatto registrare un crollo del 4,6% rispetto al 2015, scendendo da oltre quattro milioni e mezzo di ospiti a 4.321.533 certificati dalle stesse strutture. Ancora più significativo è il calo delle cosiddette presenze, cioè i giorni di effettiva ospitalità, che sono diminuite di oltre un milione e centomila unità. Se andiamo a confrontare poi, il dato degli arrivi con quello dello sbigliettamento delle strutture si nota che in saldo pesantemente negativo sono province come Agrigento e Siracusa, dove le visite ai beni culturali sono anche il doppio del numero di persone accolte nelle strutture, mentre il segno opposto è registrato in città come Palermo o Catania, che ospitano nelle proprie camere il 50% in più dei visitatori di parchi e musei.
Anche qui, però, va considerata l’esistenza di una potenziale area grigia: vi sarà una porzione di turismo che non necessariamente è interessata a visitare le nostre bellezze archeologiche e che, nei fatti, è quasi numericamente inesistente, almeno nei report della Regione.

Quindi il turismo è in crisi? Forse in termini di accessi, ma non per quanto riguarda l’offerta. I dati della consistenza ricettiva dicono infatti che il numero di esercizi è cresciuto tra il 2015 e il 2016 del 5%, per un totale di oltre 196.989 posti letto, cui aggiungere, ovviamente, una percentuale imprecisabile di strutture che oggi rimangono fuori dai radar, perché abusive. Quindi, ad occhio qualcosa non quadra, e al netto dei dati potenzialmente sovrapponibili, rimane da comprendere cosa sfugga ai sistemi di registrazione: ad esempio, è la stessa Regione a lamentare che molte strutture ricettive non comunichino il dato dei propri ospiti, con il risultato che il dato, alla fine, sia in qualche modo “drogato”. Un effetto di questo sistema precario è la non perfetta concordanza tra i vari report sul turismo che periodicamente vengono pubblicati da enti e associazioni. Qualcosa alla fine quindi sfugge al controllo degli enti deputati. Che, dal canto loro, non sembrano nemmeno interessati a tappare il “buco”.

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