Consorzi universitari al bivio

Non c’è tempo per una legge di riforma, l’Assessorato regionale alla Formazione con un decreto pone i consorzi universitari dinnanzi ad un autaut: o aprire le porte nei propri consigli di amministrazione alle grandi università siciliane o rinunciare alle somme stanziate dalla Regione per la copertura delle spese. Dopo che l’Ars, registrando la vibrante protesta dei presidenti delle università locali aveva deciso nei mesi scorsi di stralciare dalla Finanziaria gli articoli che, appunto, vincolavano a filo doppio i consorzi universitari agli atenei siciliani (proposta frutto di una convenzione stipulata tra i rettori e l’Assessorato all’Economia), nei primi di giugno, mentre tutti attendevano il ritorno a sala d’Ercole della proposta, l’Assessorato alla Formazione pubblicava un decreto, con il quale nei fatti rendeva operativi tutti i punti già preventivati, prendendo atto del fatto che “l’approssimarsi della scadenza della legislatura e la conseguente difficoltà di trattare in tempi certi la proposta legislativa formulata in materia, determinano la necessità di formalizzare ai sensi del comma 8 dell’articolo 21 della legge regionale 3/2016 le modalità di assegnazione e riparto del contributo ai consorzi”.

Sul tavolo, oltre 3 milioni e mezzo di euro che, secondo la Regione, vanno in un certo senso protetti. La tesi, del resto, è sempre la stessa: i Consorzi universitari “attraversano un periodo di crisi finanziaria e istituzionale in esito e riflesso della crisi attraversata dalle ex province regionali che costituivano i promotori e principali finanziatori delle iniziative di delocalizzazione dei corsi universitari” e perdono iscritti (il sistema universitario ha avuto una contrazione del 40% rispetto al 2013). Ma non solo. L’obiettivo del decreto, del resto, è un altro: gettare un salvagente alle Università che, come è scritto nero su bianco “registrano una cronica difficoltà ad incassare le spettanze previste nelle convenzioni con i Consorzi o gli enti promotori, nonostante nel tempo siano state concesse dilazioni e rateizzazioni”. Per citare solo un caso, UniPa ha chiesto con un provvedimento ingiuntivo alcuni mesi fa al Consorzio universitario di Agrigento diversi milioni di euro per spese che l’Ateneo ritiene di aver sostenuto per conto della struttura decentrata. Soldi oggi al centro di un contenzioso davanti al Tribunale amministrativo regionale, il quale ha concesso al CuA la sospensiva. Ma per consentire tutto questo è necessario un passaggio centrale, che consenta alle Università di poter gestire in modo diretto i Consorzi: la Regione, si legge nel decreto, garantirà infatti un contributo del 20% del costo standard di funzionamento e gestione che però sarà “subordinato all’adozione delle modifiche statutarie necessarie a garantire l’esercizio della Governance da parte delle
Università ed alle modifiche della convenzioni”. Modifiche che dovranno prevedere l’ingresso nei cda in quota maggioritaria delle università siciliane di riferimento e della Regione.

Un passo avanti su un sentiero già molto contestato che ha adesso riacceso il fuoco delle proteste. E’ stato il Consorzio di Agrigento, insieme al comune capoluogo, il primo ad aprire le danze presentando un ricorso al Tar. Il tribunale amministrativo, tuttavia, non ha concesso la sospensiva, ritenendo che comunque il CuA avrebbe potuto accedere ai fondi provvedendo “nelle more del giudizio procedendo (al pari degli altri consorzi, come riferito dall’Avvocatura erariale e qui non contestato) alle modifiche statutarie previste nel protocollo d’intesa siglato tra le tre Università siciliane”. Tali modifiche, dice ancora il Tar – che comunque entrerà nel futuro nel merito della vicenda – “non sembrano finalizzate a comportare l’esclusione dalla governance del Consorzio ricorrente degli Enti fondatori dello stesso Consorzio (tra cui il Comune di Agrigento qui interveniente)”. Una ordinanza rispetto alla quale il Cua farà ricorso e che, a dire della stessa struttura agrigentina, sottace il fatto che nessun Consorzio, a parte quello di Trapani, sta provvedendo alla modifica del proprio statuto e anzi, alcuni sarebbero pronti a ricorrere alle vie legali per difendersi contro l’Assessorato. Ma, quando tutto sarà compiuto, la Regione potrebbe essere in nuove mani.

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